Strani prelievi al bancomat? Ecco cosa accade col conto

Secondo una sentenza della Corte di Cassazione del 26 maggio, salvo in caso di dolo o imprudenza grave, spetta alla banca risarcire i correntisti frodati

Strani prelievi al bancomat? Ecco cosa accade col conto

Spesso accadono frodi sui conti correnti che riducono a zero ogni risparmio. Succede molto spesso. E, fino a una recente sentenza della Cassazione, la banca non aveva alcuna responsabilità per quanto accaduto. Ora, nel caso di furto di identità e di prelievo al bancomat, senza la volontà del titolare della carta, grava sulla banca l’onere di dimostrare la riconducibilità al cliente. Lo definisce un’ordinanza della Corte del 26 maggio scorso che accoglie il ricorso di una coppia il cui conto era stato svuotato di 23mila euro. Se tale prova, spiega Italia Oggi, non viene univocamente fornita dall’istituto, che è tenuto a osservare la diligenza tecnica "dell’accorto banchiere", il cliente va risarcito.

Il caso su cui si sono espressi gli ermellini è quello, tipico, del cliente che si accorge dell’esecuzione di prelevamenti dal proprio conto e chiede alla banca di essere rimborsato, vedendosi però respinta la richiesta per pretesa mancanza di responsabilità dell’istituto di credito nella custodia dello strumento di pagamento e delle credenziali affidate al titolare.

La Cassazione non ha condiviso la sentenza del tribunale di primo grado, accogliendo il ricorso proposto dai correntisti, dopo un secondo grado di giudizio ancora favorevole alla banca. La Corte ha evidenziato che grava sulla banca tanto l’onere di diligenza di impedire prelievi abusivi, quanto quello di dimostrare che il prelievo non è opera di terzi, ma è riconducibile comunque alla volontà del cliente. Quest’ultimo, infatti, subisce le conseguenze della perdita solo se, per colpa grave o dolo, ha dato adito o ha aggravato il prelievo illegittimo, ad esempio omettendo per lungo tempo una qualsiasi forma di controllo degli estratti conto.

Il tribunale di primo grado aveva dato ragione, invece, agli istituti di credito. Aveva rigettato la domanda dei correntisti, ritenendo mancante la "prova della diligenza" usata dai titolari per impedire il furto o la clonazione del bancomat. Secondo questa sentenza non si configurava una responsabilità per la banca in caso di prelevamenti effettuati anteriormente al blocco della carta, tardivamente denunciato. Si è ritenuto, così, che l’onere di dimostrare di non aver creato le condizioni del furto, clonazione o smarrimento della carta gravasse esclusivamente sul cliente. Solo perché detentore dello strumento di pagamento con codici di sicurezza.

Per concludere, è bene riassumere il punto centrale di tutta questa storia. La banca deve risarcire il correntista per i prelievi abusivi fatti da terzi con il bancomat, anche prima del blocco. E l’utente, salvo in caso di dolo o colpa grave, risponde solo per 150 euro. Alla banca spetta anche l’onere di provare che il prelievo non è opera di terzi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di due coniugi il cui conto era stato svuotato di oltre 20mila euro. E al danno si era unita la beffa di perdere anche i primi due gradi di giudizio. I giudici avevano, infatti, considerato tardiva la denuncia, benché fosse arrivata solo 24 ore dopo i fatti. Ora le cose sono cambiate. E vanno a totale vantaggio dei correntisti.

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