Su Generali i soci cercano un accordo

Caltagirone e Del Vecchio chiedono a Mediobanca regole condivise per la lista del cda

Su Generali i soci cercano un accordo

Ultima chiamata per Mediobanca. Sembra essere questo il senso dell'accerchiamento a Piazzetta Cuccia che ha preso forma con la salita di Francesco Gaetano Caltagirone al 5% del capitale (di cui il 2% con opzioni), mentre Leonardo Del Vecchio è già arrivato al 19 e sta per salire al 20 per cento.

Ultima chiamata perché i prossimi mesi possono ancora servire a trovare un accordo tra le parti: da una parte i due ricchissimi imprenditori, dall'altra l'ad di Alberto Nagel, che rappresenta l'eredità del fondatore della banca d'affari Enrico Cuccia e quindi l'ortodossia laica del capitalismo italiano del dopoguerra. Nel mezzo le Generali. Il colosso finanziario italiano che è sempre stato al centro dei pensieri di Cuccia e che per questo ha sempre visto Mediobanca, primo socio con quasi il 13%, muovere le sue pedine per mantenerne sostanzialmente il controllo delle strategie.

L'accordo può ancora essere trovato: c'è tempo fino all'autunno. Poi diventerà più difficile in vista del rinnovo dei vertici di Trieste della prossima primavera. Il tema del contendere è la scelta di chi guida le Generali. Oggi il suo numero uno, Philippe Donnet, è in quella posizione perché il suo nome stava nella lista presentata da Mediobanca nel precedente rinnovo. Lista che ha fatto il pieno dei voti. Ma Nagel ha spinto molto perché la governance delle Generali cambi, introducendo la lista del cda: è il consiglio uscente che presenta i nomi degli amministratori che lo sostituiranno. Uno schema manageriale, che taglia fuori i grandi soci e che, se passasse, costringerebbe Del Vecchio e Caltagirone, che in Generali hanno entrambi quote vicine al 5%, a stare solo a guardare. Anche perché quello che i due grandi investitori contestano sotto traccia è che la cosiddetta «lista del cda» di Generali non è che la solita lista di Mediobanca, travestita da lista del cda: è la lista di Nagel, non di Del Vecchio e Caltagirone. Meglio sarebbe lasciare le cose come stanno e presentare al mercato più liste dei gradi soci. Oppure adottare sì il metodo della lista del cda, ma con criteri che la rendano effettivamente il frutto dell'intesa dei grandi soci, da sondare nel percorso di formazione della lista stessa. Il modello ricorda quella adottata da Tim nel gennaio scorso, dopo l'accordo raggiunto tra Cdp e Vivendi. Questo è il tipo di intesa che potrebbe essere raggiunta nei prossimi mesi. A condizione che Mediobanca accetti di trattare. Altrimenti sarà scontro totale. Per questo è da escludere che il prossimo 2 agosto, il cda di Generali convocato per approvare la semestrale venga chiamato a decidere anche sulla lista del cda. Il presidente Gabriele Galateri, da cui dipende di porre o meno il tema all'ordine del giorno, avrebbe ricevuto sollecitazioni rivolte a soprassedere.

Nel frattempo resta alta la temperatura anche dalle parti del Corriere della Sera: nella causa da 500 milioni che Blackstone ha chiesto a Rcs davanti al tribunale di New York, il giudice Andrew Borrok, fino a poche ora fa titolare del fascicolo principale, ha deciso di fare un passo indietro, spiegando i motivi della sua decisione in una lettera inviata alla Cancelleria generale della Corte Suprema: «Mi sto ricusando per evitare sospetti di irregolarità basati su alcune recenti interazioni sociali con alcuni membri di Blackstone. Un punto a favore di Cairo?

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