Telecom senza pace: ora l’Argentina vuole cacciare il gruppo

Per Telecom Italia le grane in America latina non finiscono mai. L’ultima ancora dall’Argentina. L’Antritrust locale, la Cndc, obbliga il gruppo italiano a «disinvestire» i suoi asset nel Paese, poiché la presenza di Telecom mette rischio la concorrenza nel settore telefonico. Significa fondamentalmente una cosa: abbandonare il controllo di Telecom Argentina, il secondo operatore telefonico del Paese. E la Cndc chiede di portare a termine il processo entro dodici mesi.
Il problema sorge ancora una volta dai rapporti con la spagnola Telefonica, dal 2007 azionista di Telecom Italia (attraverso Telco) e allo stesso tempo concorrente, tramite la sua Telefonica de Argentina. Di fatto lo stesso copione brasiliano, con Tim Brasil e Vivo.
Sarebbe già pronto un ricorso di Telecom presso l’organismo arbitrale della Banca mondiale, ma obiettivamente la situazione si complica non poco per l’ad Franco Bernabè. Situazione già difficile, visti i rapporti tesi con il socio locale, la famiglia Werthein, che si oppone al tentativo di Telecom Italia di ottenere, attraverso l’esercizio di un’opzione, la proprietà completa della holding che controlla Telecom Argentina.
Non è che il business argentino di per sé cambi la vita di Telecom Italia: la società non capitalizza più di 2 miliardi di euro, con utili, nel primo semestre, di appena 120 milioni. Ma la storia conferma le difficoltà di Telecom Italia a farsi largo in un mercato con grosse potenzialità come quello sudamericano. Ogni tentativo di espansione in America latina va a sbattere contro Telefonica, regalando indirettamente agli spagnoli, già forte nell’area per ovvie ragioni storiche, una posizione dominante. Viene quasi da pensare, come ha detto un’operatore di Borsa, che Telefonica sia entrata in Telecom più che altro per bloccare l'espansione di un concorrente.
La Borsa ha dato ampie prove di insofferenza: il titolo, ormai da un anno, è ancorato attorno alla soglia di 1 euro, senza grosse prospettive di rilancio. E titolo poco mosso anche nella seduta di ieri, +0,72% a 1,13 euro. L’accusa degli investitoti è chiara: la società non trova una propria fisionomia e si accontenta di una gestione conservativa. Non sono mancate le buone intuizioni: appunto l’America latina, ma ad esempio anche l’integrazione delle piattaforme e l’offerta di contenuti. Nessuna però sviluppata fino in fondo. A detta degli esperti c’è il vizio di fondo di una struttura proprietaria bloccata e poco incline alle grandi visioni, dove l’unico socio industriale, Telefonica, resta relegato in un angolo dal suo essere «straniero». Di sicuro un handicap per Franco Bernabè che tuttavia - commenta un analista - sembra non trovarsi poi così male in questa situazione: da tempo va dicendo che non esistono ricette miracolose per il mondo delle telecomunicazioni. Sembra - aggiunge qualcuno - che per Telecom Italia non esistano neanche le ricette normali.

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