Tim perde quota in Borsa. Pesa il muro della politica

Titolo a -2,3%, Giorgetti riferirà in Parlamento. Lettera di Gubitosi: "Troppi cambi al vertice"

Tim perde quota in Borsa. Pesa il muro della politica

Scende ancora Telecom in Piazza Affari. Ieri -2,36% a 0,46 euro per azione, allontanandosi così dal prezzo dell'Opa allo studio da parte di Kkr (0,505 euro). Un segnale dopo la levata di scudi dei partiti, che hanno chiesto al governo di seguire con attenzione il destino del gruppo tlc. Il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, domani terrà una informativa urgente alla Camera e si incontrerà con i sindacati. L'ex-ad Luigi Gubitosi ha intanto scritto una lettera ai dipendenti di Tim, le cui leve di comando sono passate nelle mani del presidente Salvatore Rossi e del direttore generale Pietro Labriola. Gubitosi, caduto su pressione del primo socio Vivendi, ha scritto di aver cercato «di risvegliare l'orgoglio e il senso di appartenenza» del gruppo. E - ha proseguito il manager - «credo di esserci riuscito. Prova ne sono i risultati in forte crescita dell'engagement survey, che misura il livello di soddisfazione delle persone al lavoro». Intanto, dentro Tim cadono altre teste: Luciano Sale lascerà in via consensuale le risorse umane e l'interim della direzione viene affidato a Giovanna Bellezza.

Tornando al blitz di Kkr, la proposta di acquisto del fondo Usa, oltre alla politica, inquieta i sindacati che ieri hanno incontrato il leader della Lega, Matteo Salvini, ribadendo l'urgenza di garantire l'occupazione, il «no» alla svendita e allo spezzatino. E anche Fratelli d'Italia ha espresso perplessità e chiesto un dibattito parlamentare in quanto «la proposta - ha detto il capogruppo Francesco Lollobrigida- quantunque non vincolante, apre scenari inquietanti sul futuro tecnologico e industriale italiano, sulla sicurezza e sulla nostra sovranità digitale. Al governo ribadiamo la necessità di tutelare le infrastrutture strategiche e i dati dei cittadini e la nostra totale contrarietà al ventilato progetto di spacchettamento degli asset di Tim».

È, infatti, lecito ipotizzare che Kkr possa procedere a una serie di demerger per massimizzare il valore. Il fondo infrastrutturale Usa amministra 400 miliardi di dollari e può considerare già totally funded l'operazione su Tim (11 miliardi per l'Opa e 22 miliardi per l'accollo del debito) grazie alla commitment letter di Jp Morgan che avrebbe messo a disposizione risorse più che sufficienti sia a rifinanziare il debito dell'operatore tlc che a ritoccare eventualmente all'insù il prezzo di offerta.

Il pezzo forte di Tim è la rete, primaria e secondaria, che potrebbe in prospettiva essere offerta a Cdp per costituire una infrastruttura unica con Open Fiber. Ma anche in Open Fiber c'è un fondo, l'australiano Macquarie che ha il 40%. Insomma si tratta di una operazione molto complessa anche perché la rete è stata data da Tim a garanzia dei prestiti obbligazionari a sostegno del debito.

Sullo sfondo c'è anche Xavier Niel, il patron di Iliad che ha contribuito al calo delle tariffe mobili in Italia. Niel, che siede nel consiglio di Kkr, potrebbe essere interessato a comprare i servizi fissi e mobili di Tim. A quel punto, nessuna compagnia tlc sarebbe più italiana.

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