Torna la febbre da spread. E il Btp sale oltre il 3%

Per l'Italia un aggravio da 3 miliardi, i falchi della Bce chiedono la stretta. In rosso le Borse

Torna la febbre da spread. E il Btp sale oltre il 3%

L'effetto Wall Street, l'incubo stagflazione e le paure sulle mosse delle banche centrali si abbattono sulle Borse europee e lo spread tra Btp e Bund sfonda 200 punti base, portando il rendimento del decennale italiano sopra la soglia del 3%, un dato che non si vedeva da fine 2018. Un aumento che rappresenta un aggravio per i mutui, ma anche per il bilancio pubblico, in termini di spesa per interessi. Calcolandolo su tutte le scadenze di emissioni di debito, è stimabile «nell'ordine di tre miliardi di euro nei primi 12 mesi», ha detto Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio conti pubblici italiani. «Era inevitabile che i tassi d'interesse sui bond governativi salissero, e c'è anche la riduzione degli acquisti della Bce» fra i fattori che incidono sullo spread, spiega Cottarelli. «Non una buona notizia«, anche se a mitigare la maggior spesa per interessi c'è la politica del Tesoro, che negli ultimi anni ha allungato le scadenze dei titoli di Stato italiani». Deboli le Borse, che temono uno stretta anche da parte della Bce per domare l'inflazione: in Europa la peggiore è stata Parigi (-1,73%), seguita da Francoforte (-1,64%), Londra (-1,54%), Madrid (-1,34%) e Milano (-1,2%).

D'altra parte, se l'allentamento monetario non è imminente, la presidente della Bce Christine Lagarde poche settimane fa ha detto che un ritocco avverrà già nel 2022. C'è poi una corrente di falchi che spinge in questa direzione tanto che ieri il governatore della Banca di Finlandia Olli Rehn ha auspicato «un rialzo dei tassi in luglio, per arrivare a zero in autunno ed essere in territorio positivo verso fine anno».

Di contro, Frank Elderson, membro del comitato esecutivo della Bce, su Twitter ha scritto che «tassi di interesse più alti non risolverebbero il problema, ma dobbiamo assicurarci che l'elevata inflazione non si radichi nelle aspettative della gente». Contro gli spread, ha aggiunto Elderson, «siamo pronti a usare una vasta gamma di strumenti».

Le dichiarazioni delle colombe nel Consiglio Bce non stanno però riuscendo ad allontanare lo scenario di normalizzazione della politica monetaria dell'Eurotower, con i mercati che prezzano tre rialzi dei tassi entro fine anno.

In tutto questo, non ha aiutato ieri il crollo della produzione industriale che in Germania, a marzo, stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica (Destatis), si è contratta del 3,9% rispetto a febbraio.

Si tratta di una vera doccia fredda per il cancelliere Olaf Scholz visto che si tratta del calo più marcato dalla crisi del Covid dell'aprile 2020.

Per questo gli occhi del mercato ora sono puntati sull'Eurotower e sul nuovo meccanismo di sostegno ai titoli di Stato a cui sta lavorando.

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