Twitter in crisi cerca una nuova identità

L'uccellino è caduto dal nido. Il titolo Twitter torna al prezzo dell'Ipo 2013 a 26 dollari. Valori ben lontani dunque dal picco registrato a quota 73, ma anche dalla chiusura a 45 dollari del giorno del trionfale collocamento in Borsa. In realtà il campanello d'allarme per il «microblogging» più amato nel mondo è scattato con i dati del secondo trimestre, poche settimane fa, che ha registrato un rosso di 137 milioni di dollari e soprattutto uno stallo, ancora più preoccupante, nel numero degli utenti, fermi a 304 milioni, sostanzialmente lo stesso livello dell'anno scorso.

La società da tempo è in difficoltà. Fatto questo che non ha impedito ai suoi manager di destinarsi laute remunerazioni in azioni che hanno pesato non poco nei conti del 2014, chiusi con una perdita netta di 578 milioni di dollari. La mancanza di strategie vincenti e l'ingordigia dei manager hanno portato a giugno all'uscita dell'ad Dick Costolo che ha lasciato il posto a Jack Dorsey, uno dei fondatori, 38 anni, personaggio controverso, indubbiamente narcisista ma geniale. Era stato lo stesso Dorsey nel 2011 a catapultare Costolo a capo dell'azienda, a scapito di un altro fondatore, Evan Williams. Dorsey, ora insediato ad interim a capo di Twitter, sta cercando un nuovo ad ma, nel frattempo, le sorti del social non sono migliorate.

Il problema di Twitter è che, pur avendo un parterre di utilizzatori di alto livello, da capi di stato a top manager, non riesce a decollare sul fronte della pubblicità. Inoltre secondo gli analisti c'è una grande differenza tra utenti «normali» e «famosi» ed è questo che sta causando la disaffezione degli iscritti. I primi infatti vengono sempre più seguiti e scatenano il dibattito. Gli altri no e dunque faticano ad uscire dall'anonimato. La conseguenza è che scrivere senza ricevere risposte causa frustrazione e allontana da Twitter. E questo spiega la disaffezione degli utenti. Il tweet-dilemma sta nella transizione da «media», ossia diffusore di informazioni, a «canale», che si basa invece su un modello di raccolta pubblicitaria.

Ovvio che la pubblicità c'è, e l'1,4 miliardi di dollari di ricavi racimolati nel 2014 ne sono la conferma, ma non basta a coprire i costi. «I tweet pubblicitari - ha spiegato Peter Stabler analista di Well Fargo - sono proposti dal sistema tra i primi risultati al momento della connessione ma alla fine si perdono tra gli altri». Questo accade anche perchè il 78% degli utenti Twitter sono «mobili», accedono al social network da uno smartphone che quindi offre poca visibilità agli annunci pubblicitari. Il problema è che un social network creato per i computer c'è già e si chiama Facebook che sta lavorando intensamente per integrare nei messaggi degli utenti più servizi come video e voce. Twitter invece deve la sua enorme popolarità a eventi particolari.

Fu usato per far sentire a tutto il mondo la voce degli studenti durante la primavera araba. Insomma in caso di terza guerra mondiale, non c'è dubbio, Twitter diventerebbe una specie di Radio Londra, molto più efficiente ed aggiornata. In attesa di eventi tanto mediatici quanto catastrofici il social network deve però trovare una nuova strada per far crescere i ricavi. Qualcuno ha suggerito di far pagare un micro canone agli utenti proprio come Whatswapp. Da sottolineare che sono comunque molte le società «social» ad essere colpite, nelle ultime settimane, da un'ondata di vendite: Yelp ha perso il 44%, Twitter il 28%, Groupon il 15%, Yahoo il 13% e LinkedIn il 12%.

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