Twitter, ora Musk punta allo sconto

Elon pensa che gli utenti "falsi" siano più del 20% e chiede alla Sec un controllo

Twitter, ora Musk punta allo sconto

Lo scontro sui presunti utenti falsi di Twitter rischia di mandare all'aria un affare da 44 miliardi di dollari. Ieri Elon Musk ha chiesto alla Sec, l'autorità di controllo dei mercati finanziari statunitensi, di indagare sul numero di utenti reali su Twitter. L'amministratore delegato di Tesla è arrivato a dire che l'acquisizione della piattaforma social non sarà completata fino a quando non gli sarà dimostrato che meno del 5% degli account è falso.

La saga per l'acquisizione del social dei tweet si arricchisce di ulteriori capitoli: Musk ha dichiarato che la sua «offerta era basata sul fatto che i filing di Twitter alla Sec fossero accurati». Secondo l'imprenditore di origini sudafricane, addirittura, i profili falsi potrebbero essere molto più alti «del 20%».

L'amministratore delegato di Twitter, Parag Agrawal, ha replicato a Musk affermando che «una stima degli account spam dall'esterno è impossibile perché per effettuarla servono informazioni pubbliche e private (che non possiamo condividere)». E ancora: «Abbiamo condiviso una panoramica del processo di stima con Elon una settimana fa e non vediamo l'ora di continuare la conversazione con lui».

Musk però non ci sta e, intervenendo a una conferenza tecnologica a Miami, ha chiesto di effettuare test su campioni casuali di utenti per identificarli, e ha detto di non aver ancora visto «alcuna» analisi che dimostri che gli account di spam costituiscano meno del 5% della base di utenti. Anzi, secondo il patron di Tesla «c'è la possibilità che superino il 90% degli utenti attivi giornalieri». Ricercatori indipendenti hanno stimato che tra il 9% e il 15% dei milioni di profili Twitter sono bot, vale a dire comandati da computer e non da persone reali.

In tutto questo, il titolo di Twitter ha perso in Borsa l'8% lunedì, per poi rimbalzare intorno al 2% nella seduta di ieri.

Musk ora potrebbe anche ritirarsi dall'affare, andando incontro con buona probabilità a una lotta legale dall'esito incerto (e al possibile pagamento da un miliardo di dollari per la rottura dell'accordo). Non è del tutto da scartare l'ipotesi di uno sconto sul prezzo, che lo stesso Musk non ha escluso. Infatti, per l'imprenditore conoscere in modo dettagliato i dati sugli account è «fondamentale» per la tenuta finanziaria di Twitter e per gli inserzionisti che volessero investirci. Twitter, tuttavia, ha specificato di essere impegnato a completare la transazione «al prezzo e alle condizioni concordate». Un accordo peraltro soggetto all'approvazione degli azionisti.

L'imprevedibilità di Musk non rende impossibile che alla fine il social possa anche farselo da zero. Quest'ultima opzione, come riporta la testata Forbes, era stata considerata e scartata da Musk prima della sua offerta per rilevare Twitter. Ma forse le difficoltà incontrate da Donald Trump con il suo Truth lo avevano portato ad accantonare la cosa.

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