Ultima colata a Piombino. Ma c'è l'accordo

Prima le lacrime, versate ieri mattina alle 10,56, quando gli operai dell'impianto siderurgico ex Lucchini di Piombino hanno visto l'ultima colata di acciaio. Poi, il cuore dell'acciaieria si è di fatto fermato, anche se l'altoforno continuerà a bruciare coke per circa 20-30 giorni prima del completo spegnimento. È la fine di un'epoca, un altro pezzo di storia dell'industria italiana consegnato agli archivi, ma anche l'ennesimo capitolo di una crisi che in 12 anni ha spezzato l'acciaio tricolore imponendo, da Terni a Taranto, la chiusura di 26 siti. Una crisi profonda che ha tagliato l'occupazione dell'8,1% rispetto al 2007, un'esplosione delle ore di cassa integrazione e scatenato mobilitazioni per oltre 14 mila ore con un aumento delle giornate di sciopero.
«Siamo con la morte nel cuore, è un momento drammatico, di collasso», ha ammesso il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Che, tuttavia, ha una speranza: quella di «ricostruire l'area a caldo, nell'arco di due tre anni vogliamo una nuova produzione di acciaio a Piombino. Vogliamo continuare a fare i binari più lunghi d'Europa». È una speranza che si regge sull'accordo di programma che lo stesso Rossi ha firmato ieri in serata a Palazzo Chigi. Un'intesa, ha spiegato il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che prevede uno stanziamento di 140 milioni di euro, che si vanno ad aggiungere ai 150 milioni previsti dallo scorso agosto. Nel dettaglio, dalla Regione Toscana arrivano 60 milioni per la riconversione ecologica del siderurgico e 10 milioni per le operazioni di bonifica; mentre il governo mette altri 50 milioni per le bonifiche e 20 milioni per la riqualificazione industriale. Poi, considerando le risorse, «che stiamo individuando, per la realizzazione della bretella tra l'autostrada tirrenica e il porto, siamo a 250 milioni, forse anche di più», ha assicurato il viceministro.
L'intesa era particolarmente attesa dai 1.500 lavoratori dell'impianto, che ora vedono aprirsi la porta dei contratti di solidarietà, con una parte di cassa integrazione per le aziende dell'indotto nelle quali non è possibile applicare questo tipo di ammortizzatore sociale. «L'accordo serve a dare la prospettiva di una conversione con l'utilizzo di una tecnologia più avanzata e rispettosa dell'ambiente - ha spiegato Rossi -. Oltre alla questione delle risorse, governo e Regione convengono sulla necessità di rilanciare l'area a caldo del polo siderurgico di Piombino». Non è mancato, da parte del presidente della Regione Toscana, anche un ringraziamento al Papa, «perché ha proiettato la questione su una dimensione nazionale, e questo ha aiutato a trovare una soluzione».

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