Effetto grande paura: Mou striglia la squadra Moratti frena la rabbia

Bad or not bad? Detta con gli sms di Mancini (a Mihajlovic): not bad. Non male, sì, ma il Catania. Moratti c’è rimasto male: non per l’sms di Mancini. All’Inter rimane il «bad». Mihajlovic gli sta simpatico, ma non abbastanza per lasciar passare un regalo di tal genere. L’altra sera Mourinho si è complimentato con Sinisa e ieri ha fatto passare una brutta mattinata alla squadra. Notte per tutti ad Appiano, lavata di capo al risveglio eppoi a casa a meditare e a farsi passare raffreddori, febbre, influenze e mal di pancia. Parola d’ordine: non è il momento di litigare. Ora è entrata in campo la grande paura. Non tanto (o non solo) di buttar via punti in campionato, piuttosto di non farcela con il Chelsea. Moratti ha parlato con Mourinho e non è stato tenero circa gli errori della squadra, non parliamo poi di quel colpo d’ingegno di Muntari.
Ma, per assurdo, la sconfitta sarà la miglior alleata del tecnico, che qualcosa deve pur farsi perdonare. La sua assenza dalla panchina ha tolto ai giocatori quel pungolo continuo, quel sentirsi sempre sotto tiro che poi è la miglior qualità del tecnico portoghese: scarso nella tattica e nella strategia (a Catania ha concesso un altro saggio), ma vincente nell’iniettare furore, a se stesso e agli altri. Non è un segnale da grande squadra e nemmeno da giocatori maturi (la gran parte sono nazionali), ma è un segnale.
Però i conti andranno fatti più avanti. Mourinho è più pronto a lasciare l’Inter di quanto lo sia la società a sbarazzarsene. Moratti lo difende in pubblico perché ha imparato la tattica, ma i risultati decideranno il futuro. Soprattutto i risultati in Champions. Ma oggi occorre mutuo soccorso. L’Inter necessita di un buon dottore, non solo per i frequenti raffreddori e febbre, ad Appiano ci dev’essere un virus, ma per recuperare condizione mentale e fisica. Da un mese la squadra annaspa: 7 punti in 6 partite è media da retrocessione. Il girone di ritorno la segnala (14 punti in 9 partite) nemmeno da ammissione alla Champions League. Rispetto all’anno passato, la squadra ha realizzato 7 punti in meno in classifica, pur essendo più forte (vedi campagna acquisti). Il caso Balotelli sta squassando lo spogliatoio. Essersi affidato a Mino Raiola, significa metter la società in stato d’allerta. I rapporti interni già tesi (anche se Branca ha visto la partita insieme a Mourinho, a Catania) rischiano di produrre qualche altro guasto. All’Inter non è una novità, ma stavolta tutti si giocano un po’ di credibilità. Raiola interverrà sul caso Balotelli quando le situazioni saranno chiare, compreso il rapporto societario con Mourinho.
In vista del Chelsea ci vorrebbe il miglior Supermario, ma Mou non riesce mai a separare il protagonismo proprio dal bene della squadra. Ieri Balotelli ha lavoricchiato. Chissà mai che il “terribile” dolore al ginocchio non passi in tempo utile per finire in panchina. I musi lunghi cominciano ad essere troppi: il nervosismo di Muntari quando è stato sostituito contro il Genoa, la faccia di Cambiasso quando è uscito dal campo a Catania, i mugugni dietro le quinte di Eto’o, la rabbia di Julio Cesar con Sneijder, subìto il secondo gol del Catania.
Niente di grave, se questo (marzo-aprile) non fosse un momento decisivo della stagione. Marco Branca ha bollato come poca concentrazione gli ultimi primi tempi nerazzurri. E non solo: «Un gol come quello del pari del Catania non lo abbiamo mai preso, forse pensavamo che la partita fosse già incanalata». La gente di Mihajlovic ha dimostrato che, correndo come spie, il centrocampo nerazzurro si scioglie: scarsa concentrazione e condizione fisica deficitaria formano un cocktail micidiale per perdere punti. Anche l’attacco fa cilecca: 4 reti nelle ultime 5 partite di campionato (tre contro l’Udinese), Pandev non è più nella brillante condizione di un mese fa, Sneijder sembra appassito in stile Madrid, Eto’o è tornato dalla coppa d’Africa ed ha perso punti. Milito continua a segnare e Balotelli continua a litigare.
Risultato: la terribile macchina da gol si è inceppata. L’anno passato il parco punte era meno affidabile, ma alla 28ª aveva realizzato 51 reti contro le 53 di oggi. Peggiore il conto gol subiti: 21 contro 25 odierni. Potrebbero essere pesantissime le due reti realizzate al Chelsea, ma sicuri che i due rigori mancati a favore degli inglesi, non abbiano influito sulla partita? Probabilmente se lo stanno chiedendo anche Mourinho e Moratti che hanno occhi per vedere e buona crapa per ragionare. Una sola buona ragione per sperare: prima della sfida dentro-fuori con il Rubin Kazan, l’Inter perse con la Juve a Torino. E forse questo Catania è più forte di quella Juve. Se tanto basta...

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