Emigrata nel 1914 in America, compie 100 anni e vuole tornare a vedere l'Italia

LA STORIA Maria raggiunse a quattro anni il padre emigrato in Minnesota nel 1910. Enrico Banal aveva infatti lasciato a Lavis, nel trentino, la moglie Erminia incinta. Dopo una dura infanzia, il matrimonio, un avviato negozio, una vita agiata, tre figli e diversi viaggi in Italia, ha chiesto di tornare in Patria per l'ultima volta

Nel 1914, all'età di quattro anni, era emigrata assieme alla madre dal Trentino negli Stati Uniti. Nei prossimi giorni, all'età di 100 anni, tornerà a visitare il paese di nascita. Mary Banal Seppi, nata a Lavis (Trento) nel 1910 e ora residente a Buhl, in Minnesota, dopo aver festeggiato il centesimo compleanno, ha deciso di regalarsi un ultimo viaggio in Trentino per rivedere il paese da cui partì bambina per raggiungere il padre minatore, emigrato in Ohio. La accompagneranno i figli Loretta e Richard, il nipote Tony, la nuora Sherry e alcuni soci del Circolo trentino del Minnesota. A Lavis, lunedì prossimo, l'emigrata centenaria sarà ricevuta dal sindaco Graziano Pellegrini. Prima della cerimonia in Comune, Mary Banal Seppi andrà nella parrocchia del paese per vedere il registro che riporta il suo atto di nascita.
La conferma del tanto atteso viaggio le è stata data proprio durante la festa di compleanno, quando il sindaco di Buhl Craig Pulford le ha consegnato le chiavi della città, il Circolo trentini del Minnesota 100 dollari d'oro, uno per ogni anni, e i Cantori della Virginia intonavano «That's amore».
La storia dei Banal inizia nel 1910 quando Enrico emigrò in America intorno al 1910, lasciando a Lavis la moglie Erminia incinta e il figlioletto Oreste, nato dopo la morte di altri due bambini, uccisi dalla fame e dalla grande miseria. Enrico si stabilì inizialmente in Colorado per poi trasferirsi in Ohio, dove viveva anche un cognato. Lavorando nelle miniere di carbone guadagnò abbastanza da far arrivare nel 1914 dall'Italia Erminia e Maria, la piccola che non aveva mai visto. Oreste invece rimase insieme al nonno perché, disse, sarebbe morto si gli avessero portato via il nipotino.
Sebbene avesse appena quattro anni, Maria ricorda benissimo quella traversata atlantica: «Ricordo la gente che soffriva il mar di mare, con la testa fuori dal parapetto, che poi colpì anche me. A Ellis Island, c'era una grande folla, io tenevo stretta la mano di mia madre mentre aspettavamo i permessi di soggiorno».
Un treno poi portò madre e figlia in Ohio a ricongiungersi con Enrico da dove, due anni dopo, la famiglia Banal si spostò per l'ultima volta, raggiungendo Buhl in Mennisota. Dove furono poi raggiunti da Oreste che alla morte del nonno lasciò il Trentino. Qui il padre di Maria riprese a lavorare in miniera per un dollaro al giorno fino a quando fu vittima di un infortunio sul lavoro. Per spezzare la roccia ai quei tempi si usava la pala e il piccone e un giorno una scheggia lo colpì in un occhio danneggiandolo irrimediabilmente. E Maria ricorda ancora quando aiutava il padre e togliersi e mettersi una protesi di vetro. Inabile ai lavori pesanti, Enrico venne occupato come bidello presso la scuola pubblica di Buhl, e se nel frattempo avviò un piccolo allevamento di mucche e galline. E la piccola Maria iniziò ben presto a mungere gli animali per poi consegnare il latte «Che spesso si ghiacciava nei contenitori per il gran freddo».
All'inizio degli anni '30 l'incontro con un altro italiano, anzi un trentino come lei Ernesto Seppi, quindi il matrimonio nel '34 e la nascita di tre figli Loretta, Ernest e Richard. I due poi aprirono un negozio in città e dopo 30 anni di lavoro, nel 1964 decisero di regalarsi un lungo viaggio in Italia. Tre mesi e mezzo passati in giro dal Trentino fino a Roma all'udienza del Papa. Nel 1970 Ernesto morì e Mary si dedicò alla cura dei nipoti. Negli ultimi quarant'anni è già tornata dieci volte in Italia, ma questa sembra avere un sapore particolare, perché sarà con ogni probabilità l'ultima anche perché alla domanda se senta più la sua patria Buhl o Lavis lei ha sempre risposto «Buhl è la mia casa. È meraviglioso visitare il mio Paese d'origine, ma la parte migliore del viaggio è il ritorno».

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