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Dipendenza da social media, Meta e Google responsabili: la storica sentenza

La decisione presa da una giuria di Los Angeles potrebbe innescare una serie di conseguenze di tipo legale non solo negli Stati Uniti

Dipendenza da social media, Meta e Google responsabili: la storica sentenza
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Una giuria di Los Angeles ha raggiunto nelle scorse ore una decisione storica, ritenendo Meta e Google responsabili dell'accusa secondo la quale i social media, tra cui Instagram e Youtube, sarebbero stati progettati con l'obiettivo di creare dipendenza nei minori: l'esito di questo processo potrebbe influenzare migliaia di cause simili mosse contro i colossi del web da genitori, procuratori generali e distretti scolastici, dal momento che circa la metà degli adolescenti americani, come riferito dal Pew Research Center, utilizza quotidianamente queste applicazioni.

La vicenda ha origine dalla causa intentata dalla 20enne Kaley G.M. contro Meta, la società madre di Facebook e Instagram, e contro Alphabet, la società madre di Google e YouTube. La giovane ha raccontato di essere diventata dipendente dalle app dei social media durante la sua adolescenza a causa del loro design accattivante, il che avrebbe comportato un peggioramento delle sue condizioni psichiche.

Nel corso del processo, che si è aperto lo scorso 9 febbraio con le prime dichiarazioni rilasciate presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, si è registrata anche la deposizione di Mark Zuckerberg. Il patron di Meta, in aula il 18 febbraio, ha risposto a domande inerenti le restrizioni di età e le misure di sicurezza di Facebook e Instagram, dichiarando che le piattaforme non consentono agli utenti di età inferiore ai 13 anni di registrarsi, e questo nonostante il fatto che gli avvocati della parte lesa abbiano presentato prove che suggerivano il contrario.

Di situazioni del genere, con cause milionarie mosse nei confronti dei colossi del web, ce ne sono decine ogni anno, tuttavia, come riferito da Reuters, quella che ha visto come protagonista Kaley G.M. rientra in una ristrettissima lista di "casi pilota" che potrebbero riscrivere la storia dei procedimenti di dipendenza da social. Il pronunciamento della giuria, ha spiegato infatti il ricercatore senior presso l'American Enterprise Institute Clay Calvert, "potrebbe aprire le porte a un'ondata di ulteriori contenziosi". "La vera domanda è: cosa ha causato il danno che la ragazza afferma di aver subito? È il contenuto dei video e dei post che ha visto e visualizzato sulle piattaforme dei social media o si tratta invece davvero di difetti o presunti difetti nella progettazione delle piattaforme stesse?", ha domandato Calvert.

Dal canto suo, Google ha rispedito le accuse al mittente. "Le accuse contenute in queste denunce sono semplicemente false", ha dichiarato a Usa Today il portavoce dell'azienda José Castañeda. "Offrire ai giovani un'esperienza più sicura e sana è sempre stato al centro del nostro lavoro", ha aggiunto, "in collaborazione con esperti di giovani, salute mentale e genitorialità, abbiamo creato servizi e politiche per offrire ai giovani esperienze adeguate alla loro età e ai genitori strumenti di controllo efficaci".

Non solo. Google avrebbe deciso di fare ricorso anche per un altro motivo. "Questo caso non comprende correttamente la natura di YouTube, che è una piattaforma di streaming costruita responsabilmente e non un social media", ha fatto sapere il portavoce.

"Non siamo assolutamente d'accordo con queste accuse e siamo fiduciosi che le prove dimostreranno il nostro impegno di lunga data a sostegno dei giovani", ha precisato un portavoce di

Meta a Usa Today. "Per oltre un decennio, abbiamo ascoltato i genitori, collaborato con esperti e forze dell'ordine e condotto ricerche approfondite per comprendere le problematiche più importanti", ha concluso.

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