Epifani fa la guerra a Cisl e Confindustria

RomaLe tensioni nei rapporti tra la Cgil e gli altri due sindacati confederali, Cisl e Uil, sono arrivate al limite di rottura. L’accordo separato sul contratto dei metalmeccanici è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In realtà, è dall’insediamento del governo Berlusconi che l’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani cerca qualsiasi pretesto per trasformare ogni vertenza in scontro politico, al di là del merito della questione.
La ratifica dell’accordo tra Federmeccanica e i rappresentanti dei lavoratori, Fiom esclusa, rappresenta solo un’altra tappa dell’escalation. Ma questa volta Epifani ha un bersaglio preciso: il suo omologo della Cisl, Raffaele Bonanni. Accusato insieme al vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali, Alberto Bombassei, di aver legittimato una svolta autoritaria nella contrattazione. Se non ci sarà un referendum dei metalmeccanici, «le divisioni saranno destinate ad aumentare e resterà un’ombra democratica su questa firma», ha dichiarato ieri il segretario generale della Cgil.
L’accusa palese rivolta alla Cisl e alla Uil è quella di essere scese a patti con il nemico, con il padronato al quale non si risparmiano i soliti veleni. «Anche Bombassei deve rispondere al problema democratico che si pone e che non riguarda solo il sindacato ma anche la cultura democratica delle imprese», ha aggiunto Epifani. Ma quale sarebbe questo grave problema della democrazia? «C’è un silenzio assoluto sulla questione se si possa firmare un contratto senza l’organizzazione più rappresentativa di quella categoria. Potremmo arrivare al paradosso che si mettono in due e un’oligarchia può decidere per tutti», ha concluso.
Ovviamente, i toni inquisitori sono stati accompagnati dalle agitazioni dei pasdaran della Fiom, la confederazione «rossa» dei metalmeccanici che rappresenta l’ala più oltranzista della Cgil. Basti solo pensare che il segretario Rinaldini ha paragonato il rinnovo a un «golpe». Allo stabilimento Fiat di Mirafiori ieri un’altra ora di sciopero contro l’accordo separato, tre ore alla Piaggio di Pontedera e due alla Fincantieri di Ancona. Mobilitazioni delle maestranze Fiom anche nelle principali fabbriche della Lombardia, inclusa la Marcegaglia , azienda del presidente di Confindustria.
Ovviamente la risposta di Bonanni non si è fatta attendere. «L’accordo sul contratto dei metalmeccanici è davvero ottimo e rappresenta un fatto positivo per il clima generale del paese», ha ribadito ricordando che i 112 euro di aumento rappresentano un buon risultato. Poi, l’affondo contro Epifani. «A chi parla oggi di “ombra democratica“ - ha aggiunto - voglio ricordare che la vera ombra cupa è quella di un sindacalismo che non sa mai accordarsi con gli altri e che fa fatica ad assolvere la sua azione sindacale». Nell’ultimo anno e mezzo, infatti, è più facile elencare gli accordi sottoscritti dalla Cgil che i numerosi tavoli abbandonati, a partire da quello con il governo sulla riforma contrattuale da cui discendono i successivi boicottaggi.
«Fare sindacato non è solo protestare o porre veti, ma sapersi assumere le proprie responsabilità», ha rilevato Bonanni stigmatizzando l’intenzione della Cgil di adire le vie legali: «Se si ricorre alla magistratura, allora non si fa più sindacato. È un’altra cosa». Più disincantato il segretario Uil Angeletti. «È la prima volta che rinnoviamo un contratto prima della sua scadenza. Il fatto che la Fiom non abbia firmato non è una notizia. In 10 anni hanno firmato un solo rinnovo accampando ogni volta pretesti diversi», ha detto.
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