Er pasticciaccio brutto? Colpa d’Alfredo (e di Giorgio)

RomaRicorsi all’ufficio regionale centrale presso la Corte d’appello, al Tar, al Consiglio di Stato, appelli al presidente della Repubblica, mobilitazione popolare in piazza, maratona oratoria... Per evitare tutto ciò sarebbe bastato arrivare davanti allo sportello almeno un’ora prima della scadenza. Un’ovvietà? Certo. Anche se tutti lo pensano ma nessuno lo dice apertamente. Ma com’è possibile che il partito più forte d’Italia rischi di essere escluso dalla competizione regionale per una sciocchezza del genere? Partita la caccia ai responsabili, spuntano due nomi: Alfredo Milioni (ex Fi) e Giorgio Polesi (ex An), i due delegati al centro della baruffa all’ufficio elettorale. Milioni sarebbe stato protagonista in passato di un altro “incidente di percorso” al quale fu posto poi riparo, sempre con la presentazione delle liste. Inoltre avrebbe smentito quanto sostenuto dalla stessa Polverini, raccontando di essere uscito dall’ufficio elettorale per andare a mangiare un panino. In realtà l’uscita doveva servire a sostituire un nome sulla lista (Santini al posto di Piccolo). Ma sarebbe troppo facile prendersela con due piccoli dirigenti locali e forse i veri responsabili vanno cercati più in alto. Le prime avvisaglie si sono viste subito. Il ministro Gianfranco Rotondi ha tuonato: «I maestri del Pdl hanno fatto perdere a tavolino la Polverini. Ne ho le tasche piene di fare il parente povero in questa banda di incapaci». Gli ha fatto eco Roberto Rastelli, Cristiano popolari: «Il Pdl non merita di essere guidato da persone assolutamente non in grado di farlo, nominate a tavolino».
Il coordinatore regionale Vincenzo Piso, deputato, ex capogruppo di An in Campidoglio e considerato uno dei fedelissimi del sindaco Alemanno, sentendosi chiamato in causa, risponde per le rime alle critiche di Rotondi e Rastelli: «Forse non hanno ancora digerito l’esclusione dal listino dei personaggi da loro proposti». A proposito del pasticcio della lista, Piso nega risolutamente che ci siano problemi all’interno del Pdl: «Siamo una squadra unita - dice - e il problema di uno è il problema di tutti. Responsabilità? Non me la sento di buttare la croce addosso a nessuno. Per quanto mi riguarda, posso dire che sulla lista regionale (il cosiddetto listino, ndr), di mia stretta competenza, non c’è stato alcun problema. A livello provinciale i nostri delegati sono gli stessi che hanno presentato le liste le altre volte. Quindi sapevano bene che cosa si doveva fare, anche se quello che è accaduto è paradossale...».
Benché i suoi dirigenti cerchino di affermare il contrario, la verità è che il Pdl, anche a Roma e nel Lazio, non è ancora nato come partito. Al di là della sigla comune, in ogni circostanza si ravvisa la ricerca di un equilibrio forzato tra ex An ed ex Forza Italia, a cominciare dai vertici locali che in questa vicenda hanno, comunque, una sorta di responsabilità oggettiva. Il vicecoordinatore regionale è Alfredo Pallone, ex capogruppo di Forza Italia alla Regione e ora europarlamentare. In base a una logica da manuale Cencelli, a livello provinciale i ruoli si invertono: il vice è Luca Malcotti, consigliere capitolino ex An e dirigente dell’Ugl; il coordinatore romano è Gianni Sammarco, ex consigliere regionale degli “azzurri” e ora deputato del Pdl. «È una vicenda grottesca - dice Sammarco - nella quale il Pdl è parte lesa». E poi difende l’operato dei due delegati che hanno la responsabilità diretta della mancata presentazione della lista, Milioni e Polesi.
Ma rabbia e incredulità serpeggiavano ieri pomeriggio nel garage vicino piazzale Flaminio che ospita il comitato elettorale di Renata Polverini dove si è tenuta una riunione organizzativa alla quale hanno preso parte anche il sindaco Gianni Alemanno e la candidata alla presidenza del Lazio oltre a tutti i candidati del Pdl. Fino a giovedì prossimo c’è la consegna del silenzio. Bocche cucite. Ma poi, se anche l’ultimo dei ricorsi sarà respinto, la situazione all’interno del Pdl rischia di esplodere sul serio.
«Non è questione di far dimettere un dirigente piuttosto che un altro - sibila uno dei presenti alla riunione che, ovviamente, si nasconde dietro l’anonimato -. Io domani sera ho una cena con duecento persone, che peraltro ho già pagato. Che cosa gli racconto?».