La democrazia della coda tra donne incinte e anziani E pure Bloomberg fa la fila

Sotto la pioggia e al freddo la democrazia americana va alle urne, passando da lunghissime code. E anche il sidnaco di New York attende 45 minuti per poter votare

La sfida sarà all'ultimo secondo. Fino all'ultima scheda contata, che arriverà al termine di una giornata senza fine, campale. Migliaia di persone in coda per ore, sotto il sole e sotto la pioggia, per consegnare il loro voto e contribuire, con un piccolo tassello, al puzzle della democrazia più grande del mondo. Si è iniziato a votare settimane fa per posta e si finisce questa notte con le interminabili file che decideranno da che parte peserà la bilancia. Un Paese infinito che passa, un elettore alla volta, attraverso le urne. E nei racconti e nelle immagini di questa lungo pelligrinaggio per costruire altri quattro anni di democrazia, c'è tutta l'antologia dello spirito americano. C'è Galicia Malone, la ventunenne di Chicago che, nonstante le doglie, si è messa in fila per decidere anche lei un po' del suo futuro. Ha votato e poi è subito scappata in ospedale per far nascere suo figlio. Nel frattempo, a 230 miglia di distanza, a Detroit, un vecchino ha rischiato di morire in coda al seggio. "Era morto. Non aveva battito. Non respirava", racconta un infermiere che provvidenzialmente era in coda con lui. Solo un massaggio cardiaco tempestivo è riuscito a salvarlo e lui, appena ripresi i sensi, ha chiesto una sola cosa: "Ho già votato?".
E poi c'è il primo cittadino di New York, il tycoon Michael Bloomberg che, anche lui, come chiunque altro, si è messo in coda per votare e ha atteso 45 minuti prima di poter scegliere Barack Obama, come ha annunciato alla stampa nei giorni scorsi. Tre vite e tre storie diverse, tre capitoli del grande racconto elettorale. Un piccolo spaccato di vita democratica che, visto da qui, nella temperie dell'antipolitica, fa riflettere.