Ecco chi sono i "Paperoni" che decidono la politica Usa

Il miliardario ecologista vuole bloccare l'oleodotto, il repubblicano chiede meno vincoli. Tutti investono centinaia di milioni. E pesano sulla scelta dei candidati

Ecco chi sono i "Paperoni" che decidono la politica Usa

New YorkI ricchi hanno sempre aperto le loro casse durante le elezioni americane, anche prima che la Corte Suprema mercoledì abolisse i limiti complessivi delle donazioni alle campagne elettorali. Prima della sentenza, il singolo cittadino poteva finanziare campagne elettorali per un massimo di 123mila dollari per ciclo, dove 48.600 dollari potevano essere destinati a diversi candidati e il resto a partiti. D'ora in poi, sarà invece incostituzionale stabilire un tetto a questo tipo di finanziamenti, anche se rimane impossibile donare a un unico candidato più di 2.600 dollari. Il verdetto ha innescato un acceso dibattito. La decisione ha diviso i giudici della Corte suprema lungo linee ideologiche – i cinque voti a favore sono arrivati dai giudici repubblicani, i quattro contrari dai liberal – e allo stesso modo spacca la politica. Dove i democratici vedono il rischio di un incremento della corruzione, i repubblicani trovano più spazio per la libertà d'espressione. Il presidente della Camera John Boehner ha parlato di più «libertà» per il cittadino, mentre per il New York Times i grandi donatori hanno «molto più potere di dettare le condizioni ai politici e inizieranno presto a fare richieste a beneficio dei loro interessi specifici».

Il coinvolgimento dei super ricchi nella politica americana non è però una novità e l'avvento di robuste somme di denaro in sostegno di campagne elettorali non coincide con l'ultima decisione della Corte suprema. Un'altra sentenza - Citizens United – ha fornito nel 2010 la maniera d'aggirare i limiti dei finanziamenti donando qualsiasi cifra ad associazioni parallele. Per questo, con l'avvicinarsi del voto di metà mandato e ben prima del verdetto della Corte, i giornali parlavano già di «battaglia tra miliardari», come ha titolato il sito politico The Hill. La trama che piace oppone due volti conosciuti nel campo della politica e dell'industria – i conservatori fratelli Charles e David Koch – al miliardario liberal e ambientalista Tom Steyer. Le industrie Koch - che hanno interessi in gasdotti, raffinerie, nel campo edile – da agosto hanno speso già 30 milioni di dollari per la causa repubblicana a mid-term. I fratelli sono tra i donatori più generosi della politica americana e il New York Times spiega così il loro coinvolgimento: «Cercano un esteso cambiamento ideologico, sapendo che ridurre il potere complessivo del governo darebbe alle loro vaste industrie più libertà e maggiori profitti».

Dall'altra parte, è emersa la figura del miliardario Tom Steyer, un ex manager di hedge fund che già qualcuno ha definito la risposta democratica ai fratelli Koch. Nella sua villa di San Francisco, nel quartiere chic di Sea Cliff, si è fermato a cena anche Barack Obama. Steyer ha annunciato a febbraio che finanzierà con cento milioni le corse di alcuni democratici, ma soltanto quei politici che metteranno al centro delle loro campagne temi ambientalisti. Il miliardario è infatti un convinto attivista che, nel giorno del discorso dello Stato dell'Unione, mentre tutto il Paese era incollato agli schermi tv, ha pagato una pubblicità sulla rete Msnbc contro il controverso oleodotto Keystone XL, la cui realizzazione divide l'America.
Ha fatto molto parlare l'evento organizzato lo scorso week-end dal magnate dei casinò Sheldon Adelson, che ha invitato alcuni politici repubblicani, possibili candidati alle presidenziali del 2016 – tra loro Chris Christie e Jeb Bush – a una conferenza della Republican Jewish Coalition a Las Vegas. L'incontro, nel suo lussuoso Venetian Resort & Hotel, è stato definito dalla stampa «le primarie di Sheldon» e descritto come l'occasione per l'uomo d'affari di scegliere su chi puntare nel 2016. Il magnate repubblicano, ottavo sulla lista dei più ricchi del mondo per Forbes e robusto sostenitore d'Israele, nel 2012 ha donato più di cento milioni di dollari per contrastare la rielezione di Obama.
Twitter: @rollascolari

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