Fotografò il dolore di Nassiriya. Reporter uccisa dai talebani

Anja Niedringhaus vinse il Pulitzer e con uno scatto commosse il mondo dopo la strage dei nostri soldati in Irak

Fotografò il dolore di Nassiriya. Reporter uccisa dai talebani

Il suo scatto con il soldatino affranto, di notte, davanti allo scheletro della base dei carabinieri fatta saltare in aria a Nassiriya vivrà per sempre. Anja Niedringhaus, coraggiosa fotoreporter uccisa ieri a tradimento da un talebano infiltrato nella polizia afghana, la ricorderemo per quell'immagine drammatica del 12 novembre 2003. Una foto simbolo che ha risvegliato in Italia lo spirito del sacrificio, il valore, il patriottismo che sembravano perduti. E allo stesso tempo ci ha sbattuto in faccia la tristezza dei 19 caduti della strage di Nassirya, l'impotenza ed i limiti delle missioni cosiddette di pace. Anja in Irak ha vinto il premio Pulitzer nel 2005, unica donna fra 11 fotografi che raccontavano la guerra con i loro scatti in prima linea. La fotoreporter tedesca di 48 anni si era tuffata con i marines nell'inferno di Falluja. Le raffiche di un poliziotto talebano l'hanno uccisa sul colpo nella provincia di Khost, uno dei gineprai più pericolosi dell'Afghanistan orientale. Assieme a Kathy Gannon, 60 anni, giornalista canadese dell'agenzia Ap, si era spinta fino a Tani verso il confine pachistano per seguire la distribuzione delle urne e delle schede elettorali. Oggi si vota in Afghanistan per le prime presidenziali senza Hamid Karzai, capo di stato dal crollo dei talebani nel 2001.

Al grido di «Allah o akbar» (Dio è grande) il killer ha falciato subito Anya e ferito la sua collega. Un obiettivo che vale doppio essendo straniere e donne. Poi è stato arrestato. Per raccontate le elezioni afghane, che hanno registrato l'incredibile aumento del 35% nella registrazione al voto delle donne, Anya ha incontrato il proiettile con il suo nome. La vita l'aveva rischiata tante volte a cominciare dal battesimo del fuoco a Sarajevo sotto assedio quando si è beccata il proiettile di un cecchino fermato dal giubbotto antiproiettile. In Kosovo i caccia della Nato hanno bombardato lei ed un manipolo di giornalisti per sbaglio. Per non parlare di quando la polizia serba a Belgrado le aveva maciullato un piede. «Anja era una appassionata, dinamica giornalista, molto amata per le sue foto e la gioia di vivere. La sua perdita ci spezza il cuore», ha detto Kathleen Carroll responsabile di Ap. La fotografa tedesca aveva il mestiere nel sangue. A 16 anni scattava le prime immagini e nel 1989 copriva da free lance la caduta del muro di Berlino. Prima ha lavorato per l' European Pressphoto Agency di Francoforte per approdare dopo i Balcani all'Ap. Veterana dell'Afghanistan dal crollo dei talebani nel 2001 ha ricevuto il prestigioso premio al «Coraggio» della Fondazione internazionale donne nei media. Prima di diventare «gli occhi della guerra» ha scattato foto ai mondiali di calcio in Italia nel 1990. Le foto di Totti all'esordio si mescolano a quelle dei conflitti. Il sito di Anya è un viaggio avventuroso attraverso la fotografia. Il 21 marzo i talebani hanno trucidato a Kabul un suo amico, il giornalista afghano Ahmed Sardar, assieme alla moglie e le due figlie. Ieri è finita lei nel mirino.
L'obiettivo è insanguinare le presidenziali che vedono in lizza otto candidati. Tre sono i candidati favoriti, ma difficilmente uscirà un vincitore dal primo turno con la maggioranza assoluta dei voti. Attorno al 25-30 per cento è accreditato l'ex ministro degli Esteri, Abdullah Abdullah, che punta all'elettorato tajiko. Lo insidia l'ex ministro delle Finanze, Ashraf Ghani, un pasthun che ha lavorato alla Banca mondiale. Il terzo incomodo è Zalmai Rassoul, ministro degli Esteri del governo Karzai, che ha vissuto in esilio a Roma. Le presidenziali sono costate 100 milioni di dollari elargiti dalla comunità internazionale, ma si temono brogli ed il 10 per cento dei seggi nelle zone più a rischio resteranno chiusi. Per la prima volta solo le forze afghane garantiranno la sicurezza del voto, mentre le truppe della Nato resteranno nelle basi. I talebani hanno intimato alla popolazione di non andare alle urne «per le elezioni farsa». E sul sito del loro Emirato promettono per oggi «un'ampia gamma di attacchi in tutto il Paese».
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