"Indignarsi" in Spagna costerà caro

Multe salatissime a chi manifesterà senza autorizzazione, traviserà il volto o brucerà bandiere

"Indignarsi" in Spagna costerà caro

In Spagna l'hanno ribattezzata «legge anti-indignados». A oltre una settimana dalla sua prima versione, la nuova ley de seguridad, che rivede in modo incisivo le norme in materia di sicurezza pubblica, continua a scatenare polemiche.

L'opposizione, la magistratura e parte dell'opinione pubblica la ritengono decisamente troppo dura, mentre alcune associazioni di commercianti e cittadini ne auspicano l'entrata in vigore in breve tempo, invocando esigenze superiori di protezione e tranquillità. Quello che è certo è che il progetto di legge del ministro dell'Interno Jorge Fernández prevede regole più restrittive di quelle, ad esempio, in vigore qui da noi, persino ora che molte misure sono state riscritte e addolcite nel passaggio di mercoledì scorso in commissione del Segretario di Stato.

La norma su cui molti hanno puntato il dito sanziona fino a 30mila euro (nella prima stesura fino a 600mila) chi partecipa a manifestazioni o riunioni non autorizzate: il movimento degli indignados, in ipotesi, non sarebbe stato possibile, se non a caro prezzo a carico dei partecipanti. Se la manifestazione avviene nei pressi di luoghi istituzionali - Congresso, Senato, sedi parlamentari delle comunità autonome - dev'essere comunicata in anticipo, mentre se nelle vicinanze ci sono infrastrutture critiche quali aeroporti o centrali nucleari (che in Spagna esistono, eccome) la sanzione sale fino a 600mila euro. Stessa, salatissima pena pecuniaria è applicata a chi viene beccato mentre punta laser o luci fastidiose contro piloti o conducenti di autobus e treni. Anche i simboli sono tutelati: vietato quindi bruciare la bandiera del Paese, delle comunità o dei municipi. Altissima l'attenzione verso i comportamenti durante le manifestazioni: chi, nascosto dietro maschere o passamontagna che coprono il volto, disturba l'ordine pubblico, pagherà fino a 30mila euro. Idem per chi danneggia l'arredo urbano - cassonetti incendiati, segnali stradali divelti, vetrine di negozi e banche spaccate - o per chi minaccia o insulta i poliziotti.

Norme che, se fossero in vigore in Italia, alleggerirebbero di molto il conto in banca di alcuni partecipanti a certe manifestazioni: ricordate il provocatorio «bacio» di una dimostrante No Tav, che, come ha dichiarato la protagonista, «non era un messaggio di pace, al contrario volevo ridicolizzare i poliziotti»? Pagherà fino a 30mila euro chi si oppone all'esecuzione degli sfratti, anche se non è il diretto interessato e anche se lo fa in modo non-violento: episodi che in Spagna, con la crisi, sono divenuti molto frequenti, ma che si verificano anche in alcune città italiane. A Milano, ad esempio, alcuni centri sociali sono molto attivi nella difesa degli inquilini, pure quelli abusivi. Cancellata, invece, la norma che proibiva di fare video e scattare fotografie agli agenti di polizia nell'esercizio delle loro funzioni. Restano «infrazioni gravi» (e scattano in automatico, senza che si vada davanti a un giudice, ma a questi il multato potrà fare ricorso) il rifiuto di identificarsi, la mancata collaborazione nell'accertamento di un delitto.

Fa molto discutere anche la previsione di un «registro delle infrazioni», uno schedario di chi commette azioni contro la sicurezza dei cittadini, con nomi e cognomi degli autori e data e luogo del fatto. Non è ancora chiaro chi controllerebbe il registro e chi vi avrebbe accesso. Pugno duro anche contro prostituzione e droghe. Le lucciole - assieme ai clienti - saranno punite quando l'adescamento avviene in parchi, nei pressi di scuole o agli angoli delle strade. E siccome le case chiuse in Spagna non sono ammesse, c'è da chiedersi come farà chi esercita il mestiere più antico del mondo, se i controlli davvero ci saranno. Sanzione da 30mila euro anche per chi coltiva o consuma in pubblico sostanze stupefacenti, per chi giustifica il terrorismo, la xenofobia e la violenza sulle donne. E persino per chi disturba la quiete pubblica mentre fa il botellòn: ma a credere che per sradicare la tradizione di riunirsi per la strada con bottiglie di vino da bere in compagnia basti una legge, sono davvero in pochi.

twitter @giulianadevivo

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