Israele, Netanyahu al telefono con Erdogan: scuse per Mavi Marmara

Telefonata storica tra i due premier. Potrebbe dare inizio a una nuova fase di distensione nei rapporti Ankara-Tel Aviv e giocare un ruolo importante nell'equilibrio regionale

L'assalto alla Mavi Marmara dei commandos israeliani
L'assalto alla Mavi Marmara dei commandos israeliani

Il viaggio israeliano di Barack Obama, ora diretto in Giordania, si conclude con una telefonata che ha il sapore di un rasserenamento sul fronte diplomatico tra Benjamin Netanyahu e Recep Tayyip Erdogan. A tre anni dal blitz israeliano contro la Mavi Marmara, nave di attivisti diretti a Gaza, battente bandiera turca, il premier israeliano compie uno storico passo avanti, scusandosi per le vittime causate dall'assalto al natante.

Durante la telefonata con il premier turco, Bibi ha accettato l'idea di dover risarcire le famiglie delle nove persone morte a bordo della Mavi Marmara, mostrando una disponibilità che in precedenza non si era mai vista.

Nel 2011 Netanyahu aveva respinto l'esortazione di Hillary Clinton, allora segretario di Stato statunitense, affinché si scusasse con la Turchia. Ankara non era stata da meno nel mostrarsi risentita nei confronti di Tel Aviv.

L'Onu aveva poi pubblicato un documento, il Rapporto Palmer, che in più di cento pagine aveva ricostruito l'accaduto. Israele - questo il risultato delle indagini - aveva il diritto di difendersi dal tentativo di violazione dell'embargo imposto su Gaza, data la legalità del blocco. Era però stata riconosciuta la risposta eccessiva delle forze israeliane, che avevano abbordato a grande distanza dalla Striscia.

Come conseguenza Ankara aveva scelto, nel giorno della pubblicazione del rapporto stilato dalla commissione guidata dall'ex premier neozelandese Geoffrey Palmer, di "cacciare" l'ambasciatore israeliano in Turchia, in un'escalation nel rapporto tra i due Paesi, che aveva portato a una prova muscolare da parte di Erdogan e alla riduzione delle relazioni, con il rientro in patria di alcuni diplomatici e il declassamento dei rapporti.

La telefonata tra i due premier, e l'ok da parte di Erdogan all'abbandono delle iniziative intraprese contro l'esercito israeliano, segna un'apertura fondamentale. Di un nuovo equilibrio potrebbe beneficiare l'intera regione. Turchia e Israele avevano mostrato già in precedenza timide volontà di riavvicinamento, per contrasto alle "primavere arabe" e per qualche interesse comune nei confronti della Siria.

Per la Turchia, sul piano politico, è il secondo evento di rilievo in una settimana. Ieri l'annuncio da parte di Ocalan della tregua con il Pkk e la richiesta rivolta ai guerriglieri curdi di lasciare il Paese.

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