Lukashenko confermato sul «trono» bielorusso: 100 per cento dei seggi

Lukashenko confermato sul «trono» bielorusso: 100 per cento dei seggi

I nostalgici dell'Unione Sovietica possono tirare un sospiro di commosso sollievo. Le loro tradizioni preferite in occasione delle elezioni (opposizione imbavagliata, dissidenti politici in galera, osservatori stranieri fuori dalla porta e cento per cento dei seggi assicurati a «chi deve vincere») sono state rispettate in pieno e il duce di Minsk, Aleksandr Lukashenko, è stato trionfalmente confermato sul trono che occupa ininterrottamente dal 1994.
Non che ci si aspettasse nulla di diverso. Le organizzazioni di opposizione hanno scelto il boicottaggio, denunciando il «voto-farsa». I siti a loro vicini erano stati resi inaccessibili all'utenza bielorussa, mentre sono visibili all'estero: diffondono dati sul voto diversi da quelli ufficiali, che secondo tutti gli osservatori internazionali sono ben lontani dall'essere attendibili (affluenza ufficiale oltre il 74 per cento, anche se nella capitale Minsk di gente ai seggi se n'è vista poca e secondo l'opposizione ha votato meno del 40 per cento). Del resto il regime aveva parlato chiaro: coloro che pretendevano di venire a monitorare le operazioni di voto «hanno dei pregiudizi ostili verso la Bielorussia» e quindi non erano ospiti graditi. Quanti si sono comunque presentati sono stati serviti di conseguenza: si sono contati non meno di venti arresti.
Come da copione, in perfetto stile sovietico, le rosse liste del compagno Lukashenko hanno trionfato: 108 seggi sui 109 in palio. E cos'è stato dell'ultimo? Semplice: non è stato assegnato. Vi correva infatti anche un candidato di un finto partito di opposizione, ma guarda caso non è stato raggiunto il quorum del 50 per cento dei votanti. Scenario perfetto dunque, per la meritata soddisfazione dei servizi segreti locali che non fanno nulla per nascondere l'aria che tira a Minsk: si chiamano ancora KGB, come ai bei tempi. Come dice Stanislav Shushkevich, primo presidente della Bielorussia post-sovietica e oggi rassegnato oppositore: solo un cecchino può salvarci. Una battuta nera, ripresa da un altro «maestro di democrazia», il leader nazionalista russo Vladimir Zhirinovsky. Shushkevich, del resto, fu l'insegnante di russo di Lee Harvey Oswald, il presunto killer di John Kennedy, e di cecchini se ne intende.

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