Mezzaluna nel simbolo Cdu. Candidato "sfregia" la Merkel

Il segno islamico esibito sulla "C" che sta per "cristiano". L'ira degli elettori contro l'aspirante consigliere comunale: un affronto. E il partito si scusa

Mezzaluna nel simbolo Cdu. Candidato "sfregia" la Merkel

Berlino Immaginate un candidato democristiano di origine marocchina che corre alle elezioni modificando lo storico logo scudocrociato scrivendo «Islam» al posto di «Libertas». È un po' quello che ha fatto Yasar Calik, cittadino tedesco di origine turca in corsa per un seggio nel consiglio comunale di Neuss, cittadina del Nord Reno-Westfalia. In questo e in altri dieci Länder tedeschi, il prossimo 25 maggio, oltre che per le elezioni europee, si vota anche per le amministrative e il 37enne Calik si è candidato con la Christlich Demokratische Union (Cdu), il partito di maggioranza relativa guidato dalla cancelliera Angela Merkel. In cerca di un po' di visibilità, l'aspirante consigliere comunale ha fatto cucire alcune centinaia di sportine della spesa con il logo della Cdu «ritoccato»: dentro la C ha fatto aggiungere un crescente islamico affiancato da una stella.

Riproducendo, in altre parole, la bandiera nazionale turca. Apriti cielo. Le prime proteste sono arrivate su Twitter e sulla pagina Facebook della Cdu di Neuss: «Affronto» e «gesto illegale». Ma il candidato è tutt'altro che un provocatore. Calik ha servito per dodici anni nella Bundeswehr e quando nel 2007 si è avvicinato alla politica ha scelto la placida Cdu. «Mi rispecchio nei suoi valori», ha dichiarato il 37enne proprietario di una scuola guida. In conferenza stampa, Calik ha spiegato che il suo era solo il tentativo di avvicinare l'elettorato di origine turca al partito della Cancelliera: «Non ho mai avuto alcuna finalità religiosa in mente», ha affermato ripreso da Die Zeit, «e mi sono accorto in ritardo di quanto successo». La versione ufficiale è che voleva riprodurre il logo del partito accanto alla bandiera turca per ricordare la propria origine, «ma poi qualcosa in tipografia è andato storto».

La leadership regionale della Cdu è intervenuta per gettare acqua sul fuoco. La buona fede di Calik non è mai stata messa in dubbio, tuttavia al candidato è stato chiesto di sbarazzarsi del logo alterato. È stato il segretario locale del partito, Jörg Geerlings, a metterci una pezza: «Siamo aperti a tutte le fedi e a tutte le origini, crediamo nei valori cristiani e perdoniamo gli errori che vengono corretti». Perché di un errore si tratta, ha ribadito: «Un'idea con buone intenzioni ma del tutto sbagliata». Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro federale della Salute, Hermann Gröhe (Cdu), originario di Neuss. «Dobbiamo proteggere il logo da possibili malintesi -ha spiegato- Noi non siamo tolleranti a dispetto della C, ma lo siamo proprio per quella». Caso chiuso dunque mentre il giovane imprenditore ha ottenuto molta visibilità. Fin troppa visto che il segretario regionale della Cdu, Bodo Löttgen, ha ricordato che il sottoufficiale Calik è solo uno degli oltre 20 mila candidati alle amministrative di fine maggio.

La vicenda riaccende però i riflettori sul difficile processo di integrazione della comunità turca di Germania (1,7 milioni di persone senza contare i cittadini tedeschi come Calik), immigrata a partire dagli anni '60. Di recente il governo Merkel ha presentato un disegno di legge voluto dai socialdemocratici per la concessione condizionata della cittadinanza tedesca ai figli di immigrati: fino a ieri vigeva l'incompatibilità fra i due passaporti. Ma l'iniziativa scontenta il centrodestra, sostanzialmente contrario, e la comunità turca che ritiene il provvedimento insufficiente. E se ciclicamente il premier turco Recep Tayyip Erdogan ricorda che «l'assimiliazione dei turchi è un crimine contro l'umanità», in Germania c'è chi, come Calik, si inventa un modello di integrazione fatto in casa.

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