Nozze gay, "santa alleanza" anti Hollande

Il presidente fa il miracolo: ebrei, cattolici, ortodossi, protestanti e musulmani uniti contro di lui. E la legge slitta

Nozze gay, "santa alleanza" anti Hollande

Parigi «Matrimonio e adozione: per tutti». La promessa elettorale di François Hollande si stava tramutando in legge, quando una levata di scudi delle grandi religioni ha spinto il governo socialista alla marcia indietro. Una protesta unitaria, culminata, due giorni fa, nella lettera di 25 pagine che il grande rabbino di Francia, Gilles Bernheim, ha indirizzato al presidente Francois Hollande, al premier Jean-Marc Ayrault e a tutti i ministri del governo, ai parlamentari e alle istituzioni coinvolte nella nascente legge. Bernheim spiega i motivi della contrarietà ebraica al progetto «genitore 1 e genitore 2», già ampiamente criticato dai cattolici ed evangelici, dai musulmani e dai cristiani ortodossi, e pure dalla federazione protestante di Francia. Mancavano soltanto le rappresentanze ebraiche per persuadere il ministero della Giustizia a una riflessione. Magari aprendo un dibattito, anziché inviare al Parlamento un testo difficile da emendare, vista la maggioranza schiacciante di cui godono socialisti, Verdi e Front de gauche.
Il governo ha dunque spostato, dal 31 ottobre al 7 novembre, l'approvazione del progetto matrimonio «per tutti», che contiene anche l'articolo sull'adozione per le coppie omosessuali. «Poiché il Parlamento ha rinviato l'esame a metà gennaio, l'esecutivo ha deciso di darsi otto giorni in più per presentare il progetto al Consiglio dei ministri», ha precisato ieri all'Afp Pierre Rancé, portavoce del Guardasigilli Christiane Taubira. Difficile immaginare che la spinta non sia data dalla schiera trasversale di credenti contrari.

Favorevole all'approvare del pacchetto, con due articoli del progetto che punta a riscrivere il vocabolario familiare - non più matrimonio tra «un uomo e una donna», ma unioni «fra persone» - il segretario in pectore del Ps, Harlem Désir. È stato dunque l'Eliseo a prendere tempo, rimandando (ancora una volta) il «cambiamento». Secondo un recente sondaggio realizzato dall'istituto LH2 per il settimanale Nouvel Obs, la maggioranza dei francesi, il 58%, è favorevole alle nozze gay. Si oppone il 38% mentre il 4% non si esprime. L'adozione per le coppie omosessuali divide invece la Francia a metà: il 49% favorevole, il 48% si oppone, mentre il 3% non si pronuncia. Meglio non rischiare, dunque.

«Non c'è coraggio né gloria a votare questa legge», scrive il gran rabbino Bernheim nella lunga riflessione intitolata «Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione: ciò che si dimentica di dire». Un progetto, dice, basato più sugli «slogan che sugli argomenti e che si conforma al dominio dei benpensanti per paura degli anatemi». Secondo un'altra rilevazione, quella dell'Ifop per Alliance Vita, il 66% dei francesi preferisce il vaglio popolare per una legge che riconosca giuridicamente il matrimonio omosessuale e l'adozione per le coppie gay.
Un referendum sulla decisione di riscrivere le attuali norme era già stato evocato dal vescovo del Frejus-Toulon, monsignor Dominique Rey. Rey aveva parlato di un dibattito pubblico per evitare che il governo vada a rimorchio delle lobbies. Già il cardinale l'arcivescovo di Parigi e Presidente della Conferenza episcopale francese, André Vingt-Trois, aveva lanciato un appello ai fedeli: pregare, nel corso della Messa dell'Assunzione di Maria Vergine, perché i bambini possano beneficiare pienamente dell'amore di un padre e di una madre. Una mezza scomunica per Hollande. Ma soprattutto per i socialisti a un bivio e parecchio divisi sulla questione. Il premier, ad esempio, si è detto favorevole alle unioni «fra persone», ma perplesso sul resto del testo, in particolare sul diritto alla procreazione assistita per le lesbiche. Uno dei pochi impegni che Hollande avrebbe potuto mantenere, le unione omosessuali, annunciato in pompa magna aprile scorso, si sta trasformando in un ingestibile boomerang.
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