Pace "a tutto gas" tra Turchia e Israele

Dietro forti pressioni di Obama il leader di Ankara cambia strategia verso lo Stato ebraico

Pace "a tutto gas" tra Turchia e Israele

Tayyip Erdogan, il primo ministro turco, è un acrobata capace di camminare in contemporanea su un filo, fare il doppio salto mortale e cadere in piedi per ricevere l'applauso. Lo scopo è riuscire a usare a scopi egemonici per la Turchia la sua fama di Paese a cavallo fra Islam e Occidente, e rafforzare il suo regime molto vicino ai Fratelli Musulmani, mentre si presenta come forza moderata. Non ha remore morali: oggi è il peggior nemico di Assad, ai tempi della rivolta libanese per cacciarlo dalla Siria era il suo migliore alleato. Era un amico strettissimo di Gheddafi, da cui accettò il «Premio Internazionale Gheddafi per il diritti umani». Tuttavia l'Europa conserva la memoria speranzosa di Kemal Atatürk e il senso di colpa per aver tenuto la Turchia fuori dall'Ue. Ma intanto le cose sono cambiate, l'islamizzazione è prepotente, la libertà è crollata, la politica estera è aggressiva. La Turchia agisce anche spinta dalla necessità di resistere al terremoto siriano che la pervade di profughi e di terrorismo e la mette a rischio di una guerra chimica. Ma al di là di questa evenienza c'è l'ambizione ottomana di Erdogan, che si vede come il grande rifondatore di un impero che ha quasi fagocitato l'Europa e il Medio Oriente per secoli, fino al 1918.

Erdogan ha dato esempio di grande disinvoltura proprio nelle ultime settimane. Il 22 marzo, su esplicita richiesta del Presidente Obama, accetta graziosamente le scuse di Benyamin Netanyahu, premier israeliano, per l'incidente del maggio 2010. Allora furono uccisi nove attivisti turchi sulla «Mavi Marmara» diretti a Gaza sulla flottilla antisraeliana che portava anche membri del gruppo paraterrorista IHH. Erdogan continua dopo l'incidente la strada che lo aveva portato a inveire contro Shimon Peres a Davos urlandogli «Voi sapete uccidere» e dichiara di recente, fra l'altro, che il Sionismo è «un crimine contro l'umanità». Invita ad Ankara Khaled Mashaal, il capo dell'organizzzione terrorista Hamas. Gli dedica una standing ovation, dichiara che i suoi uomini sono «combattenti della resistenza che difendono la loro terra». L'odio per Israele gli conquista molti consensi nel Medio Oriente. È ciò che cerca, dato che intanto i suoi accordi con Assad si sciupano.

Ma il 15 marzo Erdogan accetta la proposta di far pace con Israele in cambio di ricompense per le famiglie degli uccisi. Obama lo vuole, ed è una vittoria morale. Ma intanto gli analisti che scavano nei colloqui circostanti all'accordo scoprono un interesse della Turchia che non c'entra con l'onore: il gas naturale trovato in quantità a largo delle coste di Haifa. La Turchia, si dice, vuole partecipare con due milioni di dollari alla costruzione del condotto sottomarino che dovrebbe portare il gas fino alle sue coste e forse poi verso l'Europa. Big business. Oggi essa è in gran parte dipendente dalla Russia per il gas, lo scontro sulla Siria con Putin rende Israele ben più affidabile. Ma la Turchia, lo è? Perché lo Stato ebraico dovrebbe far scorrere il suo gas in tubi lungo coste libanesi e siriane, dopo che l'Egitto dei Fratelli Musulmani ha fatto saltare gli accordi e i tubi stessi in pochi mesi di nuovo potere? Perché dovrebbe fare un dispetto a Cipro, nemico della Turchia?

Erdogan è andato a Washington meno di una settimana fa, ha spinto per la destituzione di Assad, e certamente Obama, in cambio di una posizione decisa, gli chiede l'abbandono della linea estremista su Israele. Ma Erdogan ha confermato, fra un abbraccio e una pacca sulla spalla, che alla fine del mese andrà in visita a Gaza, e probabilmente lo farà insieme al primo ministro egiziano Morsi, leader dei Fratelli Musulmani. Ha anche riaffermato di essere molto favorevole al previsto accordo Fatah-Hamas. Hamas, il cui scopo istituzionale è non solo la distruzione di Israele ma anche l'uccisione di tutti gli ebrei (vedere lo statuto e i discorsi dei leader, o il terrorismo che ha sterminato migliaia di innocenti) non può essere l'interlocutore di un amico di Israele o di qualsiasi Paese democratico. Ovvero: non c'è comune buon senso che possa spingere chicchessia a un accordo vitale con la Turchia di Erdogan.

Tag

Commenti