Reazione In campo i marines

Gli Stati Uniti mostrano i muscoli e anche le loro basi in Italia, a cominciare da Sigonella, sono in prima linea. Due navi da guerra americane stanno arrivando davanti alle coste libiche assieme ad un contingente speciale di marines che si dispiegherà a Tripoli e Bengasi. Le unità navali sono armate di missili Tomahawk pronti a colpire le basi degli estremisti che hanno ucciso l'ambasciatore americano Chris Stevens, ma per ora la missione è solo preventiva. Mercoledì, poche ore dopo l'attacco a Bengasi, è decollato un aereo spia americano, Ep-3E, poi transitato nello spazio aereo di Malta. Lo rivela il sito specializzato Theaviationist.com. Con le apparecchiature sofisticate di bordo è in grado intercettare qualsiasi comunicazione elettronica, compresi radio e cellulari, attorno a Bengasi. Si tratta di un velivolo della marina Usa che può essere decollato solo da Sigonella o Rota, una base americana in Spagna.
Da giugno il Pentagono aveva ripreso i voli di ricognizione degli Uav, i velivoli a pilotaggio remoto, sulla Libia. In queste ore i droni servono ad individuare potenziali obiettivi. Possono partire da Sigonella e pure da più lontano, come la base Usa di Aviano, anche se il loro utilizzo dall'Italia è subordinato ad accordi politici ben precisi e solitamente riservati. Durante i bombardamenti in Libia sono stati lanciati da Sigonella 145 attacchi con i Predator Mq 1, dei velivoli senza pilota armati di missili Hellfire. In Sicilia erano dispiegati anche i grandi Global Hawk, che hanno una lunga autonomia. I droni sono l'arma più utilizzata dal presidente Barack Obama nella guerra segreta al terrorismo, che punta ad eliminare i colonnelli di al Qaida sparsi nel mondo. Possono venir lanciati pure dalle navi Usa come i cacciatorpediniere Uss Laboon e Uss McFaul inviati verso le coste libiche. Sembra che sia stata mobilitata anche una nave anfibia con un minimo di 600 marines a bordo per un possibile piano d'evacuazione. Una cinquantina di marines di un'unità speciale antiterrorismo è già partita dalla base di Rota in Spagna verso la Libia. Per le operazioni di ricognizione aerea gli americani possono fare affidamento anche sulla base inglese a Cipro. I potenziali obiettivi di un'eventuale rappresaglia si trovano soprattutto in Cirenaica, la fetta orientale della Libia ricca di petrolio. Il capoluogo è Bengasi e fin dall'inizio della rivolta contro Gheddafi la regione è stata infiltrata da jihadisti, che sognano di staccarsi da Tripoli per fondare il Califfato. Il primo nucleo era costituito da 200 veterani delle guerre sante internazionali, che hanno combattuto in Irak ed Afghanistan. La loro base si trova a Derna.
In giugno Abdulbasit Azuz, un colonnello di al Qaida vicino al nuovo capo della rete del terrore Ayman al Zawahiri, ha sostenuto che un suo campo era già stato colpito da un drone. Dei cinque comandanti filo Bin Laden, noti in Cirenaica, uno ha rifiutato l'accordo con le autorità locali di non lanciare attacchi contro interessi occidentali dal suolo libico. Si chiama Sufian bin Qumu, anche noto come Abu Faris al Libi, veterano dell'Afghanistan che lavorò come camionista per Osama bin Laden in Sudan. Anche lui potrebbe essere un obiettivo con il suo campo sul mare vicino a Derna.
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Commenti
Ritratto di franco@Trier

franco@Trier

Ven, 14/09/2012 - 10:51

gli USA mostrano la loro stupidita',nno hanno ancora capito che la guerra contro islamismo la hanno gia' perduta in partenza,cosa fanno mandano truppe in ogni citta' dove c'e un consolato USA? La Clinton ha gia' capito come e' la antifona condannando quel regista di quel film blasfemo.

Raoul Pontalti

Ven, 14/09/2012 - 18:58

Fausto per favore! Tu conosci il Medio Oriente e ciò che vi concerne e allora non puoi dirmi che c'è chi voglia staccarsi da Tripoli per fare il Califfato perché è come dire che ci sono dei padani che vogliono la secessione per costituire un (anti)papato. In soldoni califfo sta a papa come sultano sta a re o imperatore: mentre il papa è il vicario di Cristo in Terra il califfo è il successore di Maometto alla guida dei fedeli, ma entrambi hanno natura universalistica. Qualche testa calda della Senussia vorrà farsi un emirato (nemmeno un sultanato) e se parla di califfato lo fa in relazione a quello unico e universale ora disciolto per accreditarsi come fautore della restaurazione dello stesso. Non volermene Fausto...Per quanto riguarda il mostrare i muscoli non serve a nulla se non ad accoppare eventualmente qualcuno che nulla ha a che vedere con l'assalto del consolato a Bengasi. i responsabili si individuano con azioni di intelligence e di indagini in loco.

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Limapapa02

Ven, 14/09/2012 - 22:20

Concordo con Franco@Trier: gli USA hanno sempre iniziato con mostrare i muscoli e poi si sono solamente leccato le ferite, insieme con i suoi fedeli (?) alleati. Ma un po' di sano controspionaggio ed incidere là dove si deve incidere, evitando spargimenti inutili di sangue (anche amico)? La morte di Bin Laden avrebbe dovuto fare scuola.

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stock47

Sab, 15/09/2012 - 01:08

Sono fortunati quelli di Bengasi che gli USA se la prendano con gente che si trova già sul libro nero. Fortunati che gli USA posseggano tecnologie tali che gli permettano di fare questa selezione abbastanza accurata, altrimenti avrebbero dovuto subire o bombardamenti a tappeto indiscriminati o un atomica, tanto per gradire. Avrei preferito che gli USA utilizzassero queste due ultime opzioni invece che sprecare tempo e risorse con questa selettività che servirà a ben poco. Il concetto che gli USA e l'Occidente non si toccano, religione o non religione, sarebbe stato meglio inculcato, mentre nella maniera che stanno progettando anche se uccidono i colpevoli ne nasceranno presto altri, mentre nell'altra maniera la fifa fermerebbe qualsiasi altra idiozia per lungo tempo.