Lo schiaffo di Obama a Putin. Ai Giochi le paladine dei gay

Il presidente e il vice disertano l'evento sportivo a Sochi. E mandano due attiviste lesbiche a rappresentarli a Mosca, dove vige la legge anti omo

Lo schiaffo di Obama a Putin. Ai Giochi le paladine dei gay

New York - Barack Obama tira fuori gli artigli e lancia un messaggio forte e chiaro a Vladimir Putin: nella delegazione americana ai Giochi invernali di Sochi, in Russia, non ci sarà nessun membro del suo governo. E a rappresentare gli Stati Uniti saranno due ex atlete omosessuali, la campionessa di tennis Billie Jean King e quella di hockey sul ghiaccio Caitlin Cahow. Un gesto che vale più di tante parole nei confronti del Cremlino, da tempo sotto accusa per le sue politiche anti-gay. Ma non solo. Il fatto che la battaglia diplomatica tra Stati Uniti e Russia si giochi anche sul piano sportivo segnala quanto sia forte la crisi in atto tra le due grandi potenze. Al di là della contesa per i diritti degli omosessuali infatti, sul piatto ci sono spinose questioni geo-politiche e strategiche che stanno rendendo sempre più bollente il clima tra i due Paesi. Negli ultimi mesi il presidente russo ha mostrato i muscoli diverse volte nei confronti degli Usa: ha piazzato i missili alla frontiera con l'Europa, mettendo in atto una minaccia formulata da tempo come reazione al progetto dello scudo spaziale americano. Ha «ipotecato» l'Ucraina con un sostanzioso sconto sul prezzo del gas mettendo a segno un colpo vincente nella partita contro Bruxelles per il controllo dell'Europa dell'Est. Ha dato asilo a Edward Snowden, la gola profonda del Datagate, scatenando l'ira della Casa Bianca. Così, in vista delle Olimpiadi, il presidente americano ha deciso di adottare una linea dura ripagando le provocazioni di Putin con la stessa moneta. Alla giornata inaugurale non parteciperanno né lui, né la first lady Michelle, tantomeno il suo vice Joe Biden. E non ci sarà neppure un ministro del suo governo. A guidare la delegazione americana sarà Janet Napolitano, ex segretario della Sicurezza Interna, oggi presidente dell'Università della California. Ma soprattutto, Obama ha deciso di farsi rappresentare da due ex atlete icone del movimento gay: Billie Jean King alla cerimonia di apertura, il prossimo 7 febbraio, e Caitlin Cahow alla giornata di chiusura. In un'intervista rilasciata qualche giorno prima di essere scelta da Obama per rappresentare gli Usa, King, la prima atleta professionista a fare coming out nel lontano 1981, ha lanciato un appello agli altri campioni affinché rompano il muro di omertà: «È incredibile che non ci siano tennisti gay tra i primi cento al mondo - ha affermato - Io non lo so, ma se ce n'è solo uno, spero che esca allo scoperto. Sarebbe un bene per il nostro sport e per la nostra società». Anche se la portavoce della Casa Bianca Shin Inouye si è limitata a commentare che «la nostra delegazione a Sochi rappresenta la diversità che gli Stati Uniti costituiscono», per molti si tratta di una sfida aperta nei confronti di Putin. Una decisione quella di Obama definita da diversi osservatori un colpo di genio, e un messaggio positivo di tolleranza e rispetto verso la comunità di gay e lesbiche. Solo una settimana fa, altri due campioni omosessuali sono scesi in campo al Palazzo di Vetro per dimostrare l'importanza del ruolo dello sport nella lotta contro l'omofobia. Martina Navratilova, una delle prime stelle a dichiarare apertamente la sua omosessualità, e il cestista Nba Jason Collins, il primo atleta maschio di una delle quattro principali leghe professionistiche americane a rendere pubblico di essere gay, dal quartier generale dell'Onu hanno sottolineato come il Comitato Olimpico Internazionale dovrebbe avere un ruolo più attivo per cambiare la cultura dello sport sull'orientamento sessuale. «Quando sceglie la città o lo Stato che ospita una manifestazione - hanno commentato riferendosi a Sochi - dovrebbe accertarsi che rispetti i diritti di tutti».

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