Se i monarchi (altrui) stregano gli italiani

La popolarità di Napolitano può far supporre che sotto sotto gli italiani siano tendenzialmente monarchici

Il più giovane monarca d'Europa, Guglielmo Alessandro, è stato incoronato ieri. Per la solenne occasione gli è arrivato un caloroso messaggio di felicitazioni del più vecchio Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Gli eventi determinano strani incroci e paradossi, la regina Beatrice d'Olanda ha passato la corona al figlio primogenito ritenendo di non essere più, a 75 anni, all'altezza dei suoi compiti. Il Parlamento italiano ha invece supplicato il riluttante Napolitano perché, a 87 anni, accettasse d'essere riconfermato al Quirinale.
Immagino che il quarantaseienne Gugliemo Alessandro, più o meno coetaneo di Enrico Letta, non ostenterà i simboli esteriori della sua carica. La sobrietà, per usare un termine in voga ,è una caratteristica di quasi tutti i re e regine, con l'esclusione della veterana Elisabetta d'Inghilterra. Gli scandinavi danno il buon esempio. Le monarchie sono ormai trattate confidenzialmente, quasi fossero repubbliche, e le repubbliche -l'italiana in particolare- somigliano alle monarchie.
La popolarità di Napolitano può far supporre che sotto sotto gli italiani siano tendenzialmente monarchici. Forse lo sono, ma alla loro maniera. In parte rimpiangendo -i pochi ancora affezionati ai Savoia- la monarchia subalpina, in parte rimpiangendo il regno di Napoli, nella massima parte avendo grande considerazione per le monarchie. Ma le straniere. Che li incantano con i loro rituali, con i loro colbacchi, con le loro tradizioni. Alcide De Gasperi ebbe quasi sicuramente sentimenti monarchici ma -l'ho scritto con Montanelli nella Storia d'Italia- la sua ammirazione andava alla monarchia di Vienna, non a quella di Roma.
Le incoronazioni, i matrimoni, i funerali riportano frequentemente alla ribalta grandi dinastie e dinastie minuscole (ma forse nemmeno the Queen supera, per fascino popolare, i principi e le principesse di Monaco: la rocca dei Grimaldi è ottima anche come set cinenatografico. So pochissimo di Guglielmo Alessandro, ed è buon segno. Se una famiglia reale fa parlare di sé generalmente fa parlar male. Tra gli attuali regnanti Juan Carlos di Spagna ebbe un momento di gloria politica quando con risolutezza si oppose al golpista colonnello Tejero. Ma ha poi guastato quel precedente encomiabilissino con successive leggerezze sue e dei congiunti. Si diverte ad ammazzare elefanti insieme a una signora con la quale si mormora abbia una liaison, da molti spagnoli è ritenuto ingombrante e inutile. Non so quanto sia utile Guglielmo Alessandro ma ho la certezza che non è e non sarà ingombrante. Non lo è stata nemmeno la madre Beatrice capace tuttavia di propiziare intese politiche (Napolitano, rivolgendosi a Sua Maestà il re, ha ricordato «la solida amicizia» intrattenuta con la regina). Si può essere scettici -personalmente lo sono- sulla validità delle monarchie di vecchio stampo. Ma gli eredi di sangue blu sono civili, educati, controllati e in generale assolvono con impegno i compiti cerimioniali loro imposti (e del resto ben retribuiti). Nessuna monarchia europea radicata nel passato potrebbe mai generare il seguito di figuri torvi che ha spadroneggiato e spadroneggia nella Corea del Nord. Si può notare che nei discorsi sulla monarchia raramente fa capolino quella dei Savoia. Magari per le colpe storiche attribuite a Vittorio Emanuele III che per mezzo secolo l'impersonò, magari per certi comportamenti farfalloni degli epigoni. È vero che anche la regina Guglielmina, come Vittorio Emanuele III, cercò riparo in Gran Bretagna dopo l'invasione tedesca. Ma tra le due fughe ci sono alcune differenze che è impossibile dimenticare.

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