Sherpa in rivolta: troppi morti sull'Everest

Sherpa in rivolta: troppi morti sull'Everest

Dopo le minacce degli sherpa, le prime concessioni. Il governo del Nepal ha infatti accettato di istituire un fondo speciale e programma concessioni per gli sherpa che rimangono feriti o muoiono in incidenti durante le salite, decisione chiave dopo che una valanga sull'Everest la scorsa settimana ha ucciso 13 guide. Verrà infatti aumentato il pagamento assicurativo per le vittime sulle montagne, dal milione di rupie attuali a 1,5 milioni di rupie (15.620 dollari), mentre la richiesta degli sherpa era di 2 milioni di rupie (20.800 dollari); sarà costruito un memoriale per i morti nella valanga di venerdì scorso, inoltre il governo pagherà denaro aggiuntivo per la riabilitazione degli sherpa feriti.
L'annuncio è stato dato dal ministero del Turismo, dopo che gli sherpa hanno minacciato di scioperare, rischiando di impedire di fatto l'avvio della stagione alpinistica che si aprirà a fine mese. Le richieste degli sherpa erano diverse, tra cui assicurazioni maggiori, nuove regole sui loro diritti e più aiuti economici per le famiglie delle vittime. Erano decisi e uniti gli sherpa a far valere i loro diritti: «Al termine di una lunga riunione abbiamo deciso di non fare più scalate quest'anno per onorare i nostri fratelli morti», aveva spiegato uno degli sherpa, Tulsi Gurung. Gli sherpa erano in trattativa con il governo nepalese a cui avevano lanciato un ultimatum per ottenere aumenti salariali e una revisione degli indennizzi pagati dalle assicurazioni. Gli sherpa guadagnano dai 3.000 ai 6.000 dollari a stagione ma la loro copertura assicurativa in caso di incidenti è giudicata assolutamente inadeguata.
Dal 1953, anno della prima scalata di Edmund Hillary e Tenzing Norgay, sulla vetta di 8.848 metri sono morte più di 300 persone, per lo più sherpa. Se si fermassero, renderebbero praticamente impossibile raggiungere la vetta agli scalatori. Le guide chiedevano quindi al governo risposte riguardanti anche nuove regole sui loro diritti e più aiuti economici alle famiglie delle vittime che restano senza sostentamento.

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