La storia della Shoah all'asilo Israele si spacca sulla riforma

Il nuovo programma del ministero della Cultura prevede che si parli di Olocausto già tra i bimbi sotto i 3 anni. Ma molti genitori si ribellano: sarebbe uno choc

La storia della Shoah all'asilo Israele si spacca sulla riforma

Gerusalemme - Oggi alle dieci suonerà la sirena in ogni remoto angolo di Israele. Le auto si fermeranno, giovani e vecchi, uomini, donne e ragazzini scenderanno, e sull'attenti aspetteranno che il suono diventi roco e si spenga. Ai semafori, sui marciapiedi, nei negozi la vita si bloccherà, e il popolo ebraico prenderà idealmente per mano le sue nonne e bisnonne, i suoi genitori e fratelli uccisi nella Shoah. E i bambini di tre o quattro anni guarderanno senza capire. Quella sirena è l'inizio, infatti, della nuova strada intrapresa perché la Shoah venga non solo sentita sulla pelle, non solo sofferta come una ferita aperta, ma perché tutti, proprio tutti, capiscano il suo significato. Da oggi, se ne impara la storia dall'asilo nido. «Non si poteva continuare così -dice Yaacova Sacerdoti, capo dell'organizzazione nazionale per la cultura infantile- nelle scuole le maestre stanno sugli attenti e i bambini le guardano stupiti, vedono le facce tristi, e così riempiono il vuoto con fantasie terrificanti».

Nelle 24 ore di celebrazione sentono alla radio e alla tv, senza tregua, racconti di sopravvissuti che ripercorrono vicende cominciate come quella di Dvora Krigen, bulgara: «Andai a scuola, avevo sei anni, ero in prima. Mi dissero: sei ebrea? Vai a casa, non tornare mai più». Un bambino ebreo, e non solo in Israele, è bombardato da questi incipit, seguiti dalla memoria dei campi, della perdita dei genitori, dei fratellini. «L'infanzia di ogni piccolo ebreo -dice Yaacova- senza spiegazioni è assediata da un mostro nascosto ma sempre affamato». Dunque, quest'anno, in coincidenza con il giorno della Shoah, il ministero della Cultura presenta un nuovo programma: «Sul sentiero della memoria». Si occupa di tutti i livelli scolastici e stabilisce che già all'asilo nido si parli dell'Olocausto.

Ci sono genitori che non ne vogliono sapere e promettono di proibire di partecipare alle attività: come può un pupetto assorbire la Shoah? Temono che una volta appreso che solo per il fatto di essere ebrei tanti bambini come loro sono stati condotti a morire, resti ferito per sempre. Ma non è la sola opinione: «I bambini conoscono la morte. I nostri vedono il papà in divisa, sono esposti ai missili di Hamas, alla tv vedono scene di morte. Molto meglio riempire il vuoto con spiegazioni tranquillizzanti».

Se si dà un'occhiata al programma del ministero, si vede che è costruito con molta cautela: non si parlerà di Shoah ogni giorno ma solo nei giorni in cui è impossibile ignorarla. «In generale la routine del giardino d'infanzia verrà mantenuta». La vicenda resterà molto lontano nel tempo e nello spazio, niente storie che spaventino, nessuno dovrà tornare a casa dicendo «C'è un uomo cattivo, Hitler, che ci vuole uccidere tutti». «Si agirà in modo da prevenire le reazioni d'ansia». Sono proibite simulazioni sceniche e foto terribili, si dovrà rispondere con cautela a tutte le domande. Anche per le classi successive c'è gradualità: in prima e in seconda storie individuali che spieghino le strategie di sopravvivenza, poi in terza e in quarta il curriculum punterà sulla storia di un'intera famiglia per sviluppare un senso di empatia. In quinta e in sesta, si parlerà dei bambini uccisi nell'Olocausto, i loro simili. Duro, indispensabile, ma i bambini che studieranno la Shoah hanno a disposizione una maestra straordinaria: l'incredibile volontà del popolo ebraico di vivere, che è rappresentata dallo Stato d'Israele. Senza tante spiegazioni, essa è là, intorno a loro, un vulcano di invenzioni e vitalità, senza vittimismo.

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