Strage di Tolosa, il lungo addio alle vittime

Al cimitero maggiore di Gerusalemme i funerali delle vittime della sparatoria di Tolosa. Alain Juppé: "Versato il sangue delle nostre nazioni"

Gerusalemme - In centinaia mercoledì mattina hanno partecipato al cimitero maggiore di Gerusalemme ai funerali delle vittime della sparatoria di Tolosa. Le salme del rabbino Jonathan Sandler, 30 anni, dei suoi due figli, Arieh e Gabriel, e di Miriam Monsonego, 8 anni, sono arrivate all'alba all'aeroporto di Tel Aviv, accompagnate dal ministro degli Esteri francese. Alain Juppé, prima di recarsi alla cerimonia funebre, ha incontrato il presidente israeliano Shimon Peres: "Il sangue delle nostre nazioni è stato versato in questo omicidio", ha detto al presidente, che lo ha ringraziato per la sua presenza. Alain Juppé ha parlato davanti alle bare, poste in uno spiazzo del grande cimitero all'entrata di Gerusalemme. Il governo francese, ha detto "non cederà alla paura", e farà di tutto per proteggere gli ebrei francesi e per combattere l'antisemitismo. Pochi minuti prima, il ministro dell'Interno israeliano Eli Yishai, davanti a quelle stesse bare, aveva chiesto a Parigi misure per garantire la sicurezza della comunità ebraica del Paese. E ieri, giunti da diverse parti di Israele per porgere l'ultimo omaggio alle vittime, erano moltissimi gli ebrei di orgine francese, venuti al cimitero di Gerusalemme in solidarietà, senza conoscere il rabbino e i tre bambini uccisi. La signora Lidia, un fazzoletto che le copre la testa, come tradizione nelle comunità ebraiche più religiose, ha lasciato la Francia otto anni fa. E' originarai di Marsiglia e ha tre figli. "Siamo venuti qui a causa dei problemi in Francia - spiega - al termine dell'Intifada del 2000, le misure di sicurezza davanti alle scuole ebraiche e ai luoghi di culto sono diminute. Se avessero mantenuto la presenza della polizia, questo non sarebbe accaduto", dice guardando verso le quattro bare. Accanto a lei, Silvie, in Israele da 13 anni, racconta come, nonostante le tensioni per il conflitto israelo-palestinese, la sua famiglia si senta più in sicurezza a Gerusalemme che in Francia.

Non tutti gli ebrei, però, hanno provato o provano in Francia un senso di inscurezza. Ruth Marciano è una signora di Parigi. E' venuta per qualche giorno a Gerusalemme a trovare il figlio, che studia in città e che in passato è stato nella stessa classe del rabbino Jonathan Sandler. "Venivano a cena da noi, i miei nipoti conoscevano i suoi figli", ricorda Marciano, che dice di non essersi mai sentita insicura in Francia e a Parigi. "Adesso però, dopo quello che è successo, penso seriamente a trasferirmi qui".

"Gli incidenti di antisemitismo in Francia sono in aumento - spiega Benjamin David, in Israele da 25 anni, che ricorda il sequestro e l'uccisione nel 2006 del giovane Ilan Halimi - per questo ora molte famiglie della comunità mandano i propri figli a studiare in Israele".