Se fosse un essere umano, l'Unione europea, la Commissione, sarebbe internata come paziente bipolare. Fa poche cose giuste, di cui tra poco parliamo, e un mucchio di fesserie. Vedete, da quest'anno entrerà in vigore la direttiva sugli imballaggi. Una follia assoluta, il cui risultato pratico è che ci troveremo ad usare la maionese attraverso i dispenser e non più attraverso le bustine monouso. Solo per dirne una. È la stessa Europa che qualche lustro fa aveva fatto scomparire dai nostri bar le zuccheriere a favore delle bustine dello zucchero. Questi fanno come gli pare. Ma il problema è che fanno troppo. Sempre ovviamente per supposti nobili motivi: inquinamento, igiene, risparmio e così via. L'Italia entro quest'anno dovrà recepire la direttiva sul divario salariale di genere, che è tanto folle quanto sarà devastante per le aziende che dovranno applicarla. Potremmo continuare all'infinito. Il risultato è che l'Europa, negli ultimi vent'anni, è il continente che è cresciuto meno sul pianeta. Potremmo sempre dire che lo facciamo senza bustine, trasparenti e "verdi". Questi piccoli esempi rappresentano quelle tariffe interne che non sono soltanto un costo in più per le aziende continentali, ma anche una loro ridotta capacità di competizione con il resto del mondo, che sempre più bada al sodo. I Paesi in via di sviluppo non hanno tempo di pensare alle brioche e gli Stati Uniti, con Trump, hanno voltato pagina.
L'Europa, non per suo merito burocratico, rappresenta pur sempre centinaia di milioni di consumatori e milioni di imprese, che - prima di essere sopraffatte dalla burocrazia - sono un bocconcino niente male. Abbiamo un valore, verrebbe da dire con Totò, a prescindere. Ecco perché i due recenti accordi di libero scambio conclusi (ma ancora non definitivi) dalla Commissione con i Paesi dell'America latina e con l'India sono una vera boccata d'ossigeno. Dovremmo pensare più a quelli che alle bustine. E dovremmo, dopo averli sottoscritti, ragionare subito su come far correre le nostre aziende senza la zavorra di prescrizioni assurde.
Ma è innegabile che aver chiuso accordi per circa tre miliardi di esseri umani in cui dazi, regole e balzelli vengono contenuti, può essere una grandissima opportunità. Non gettiamola nel cestino. Bene l'Europa che vuole il libero scambio con il mondo, tremenda quella che non vuole la libera impresa a casa sua.