Prossimamente in Ungheria si terranno le elezioni parlamentari per il rinnovo dell'assemblea magiara. I sondaggi in questi giorni impazzano a Budapest e l'attuale primo ministro, Viktor Orban, ha deciso di giocare la carta del sostegno internazionale per sostenere la propria candidatura: una prassi divenuta comune a tutte le latitudini per ogni leader, che cerca l'endorsement dei propri "affini" a livello politico sia in Europa che nel resto del mondo. Tra chi ha prestato il suo volto a Orban, tra gli altri, ci sono Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma la lista è lunga e include il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente argentino Javier Milei, il leader conservatore spagnolo Santiago Abascal, il primo ministro ceco Andrej Babiš e altri ancora.
La presenza di Meloni e Salvini ha fatto mormorare i socialisti e la sinistra al parlamento europeo, il che non deve stupire. Tuttavia, finché rientra nella critica politica non è solo legittimo ma è anche doveroso che ci sia il contraddittorio nel rispetto della democrazia. Diverso è quando si scade nell'insulto e allora la critica politica diventa un attacco da bar che mal si sposa con l'idea che un esponente della politica vanti il titolo di "onorevole" e che rappresenti l'intera popolazione del Paese che l'ha eletto. Questo è un concetto basilare, che tuttavia sfugge a tanti, anche a Ilaria Salis, che nel suo profilo Facebook ufficiale non ha mancato di insultare, nell'ordine, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il presidente del Consiglio.
"Quanta bella gente a fare da passerella alla campagna elettorale di Viktor Orbán. Ci sono criminali di guerra, fanatici suprematisti, postfascisti e postnazisti, capitoni e ducette, non manca più nessuno... Solo non si vede Donald Trump", scrive l'esponente di Avs, candidata e successivamente eletta per lasciare il carcere ungherese dov'era reclusa in misura cautelare con l'accusa di aver partecipato a un pestaggio a Budapest. Ci sono poi gli insulti a tutti gli altri leader europei, tra i quali altri capi di governo e di Stato nelle parole di Salis, che ancora una volta dimostra l'incapacità della sinistra radicale di cui è parte di partecipare al dialogo democratico senza sgrammaticature, gravi, istituzionali.
Salis ha già dimenticato quando, solo pochi mesi fa, implorava Meloni di esprimersi per evitarle la decadenza dell'immunità parlamentare, che poi ha comunque mantenuto anche se solo per un voto. Quello che si è espresso per Orban è l'asse conservatore e identitario che, piaccia o meno, raccoglie consensi in ampie fette di elettorato globale e l'eurodeputata, così come gli altri, devono accettarlo.