"Il centrosinistra è in vantaggio. E il campo largo non è l'Ulivo"

Il centrodestra è unito da una strada comune, mentre il centrosinistra è spaccato in più rivoli e fatica a trovare compattezza

"Il centrosinistra è in vantaggio. E il campo largo non è l'Ulivo"
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Il centrodestra è unito da una strada comune, mentre il centrosinistra è spaccato in più rivoli e fatica a trovare compattezza. Ma il ritorno del bipolarismo non è più considerato un'utopia. Il panel moderato dal'ex direttore del Giornale e ora editorialista Augusto Minzolini è denso di notizie e contenuti. Alessandra Ghisleri, sondaggista e direttrice di Euromedia Research, ha i numeri delle ultime rilevazioni per le elezioni Europee. Fdi guida la coalizione che regge il governo con il 27.6%. Se Giorgia Meloni dovesse scendere in campo in prima persona, il partito supererebbe il 28%. La Lega si piazza al secondo posto per il centrodestra, con un dato che oscilla tra l'8.6% e l'8.7%. Dipende dalla candidatura del leader Matteo Salvini. Forza Italia al 7.9% senza Antonio Tajani in lista. Se il segretario dovesse essere della partita, gli azzurri arriverebbero all'8.5%. Chiude la classifica del centrodestra Noi moderati. La coalizione guidata da Giorgia Meloni è la preferita degli italiani: un punto che non è in discussione. E il totale dei partiti sommati fa il 46.5%.

Nel «campo largo» o «campo giusto» (la definizione di Conte dopo la Sardegna), le cose si complicano non poco. Il Pd di Schlein, insieme ai due partiti con cui i dem si sono alleati alle ultime Politiche (Avs e +Europa), non arriva al 30%. Ma si ferma circa al 26%. La segretaria e compagni da soli valgono tra il 19% e il 20%. Insegue il Movimento 5 Stelle, capitano dall'ex premier giallorosso e gialloverde, con il 17%. Seguono Azione di Calenda e Italia viva di Renzi. L'ex premer ha lanciato manifesto e slogan della sua campagna elettorale per Bruxelles: «Al centro».

E proprio il «centro» diventa il convitato di pietra della discussione del panel quando si parla di «ritorno del bipolarismo». Ghisleri ha anche lavorato a un «gioco algebrico», una statistica su cosa accadrebbe se, in un domani più o meno prossimo, tutti i partiti del centrosinistra dovessero correre insieme. Ebbene, il «campo largo» arriverebbe al 51%. Ma è difficile non notare come questo scenario, considerato il tasso di litigiosità tra i partiti di quell'area e l'assoluta incompatibilità tra i leader (si pensi a Renzi e Conte), sia abbastanza se non del tutto improbabile. Il capo grillino, poi, è un leader liquido: ora guarda a sinistra ma in passato ha dimostrato di sapersi muovere anche in altre direzioni. Comunque, nel corso dell'iniziativa, viene citato l'esempio dell'Ulivo di Prodi, costituitosi dopo la vittoria di Berlusconi nel 1994. Uno schema che a sinistra potrebbero tentare di replicare. L'effetto statistico del bipolarismo è consequenziale: si tornerebbe a vincere, aggregando più elettori moderati di quelli aggregati dall'avversario. Ma a sinistra, al netto della ricerca di un avversario, non hanno un collante. Il professor Damiano Palano, direttore di Scienze Politiche della Cattolica, prospetta con meno dubbi la ricomparsa di un sistema bipolare. Rispetto alla seconda Repubblica, però, Palano specifica come l'astensione rappresenti un problema nuovo. «La sfida dei poli in costruzione è non perdere del tutto questo bacino dal quale potrebbero tornare a pescare nuove forze populiste».

Sullo sfondo c'è l'Europa, e Letizia Moratti, presidente della Consulta di Forza Italia, cita il deficit di democrazia in Ue, rimarca la necessità di non votare formazioni che «minino la forza dell'Europa» e definisce «prematuro» qualunque ragionamento sulla sua presenza in lista per il Parlamento di Strasburgo. Non ci sarà di sicuro l'ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: «Mi ha chiamata e non credo ci sia altro da commentare, ha detto che era dispiaciuto e ha smentito», rivela l'ex sindaco di Milano. L'altro protagonista è il Nord, con i flussi riguardanti l'elettorato di centrodestra. Nel tempo, parte dei voti sono andati da Forza Italia alle Lega, e poi dalla Lega a Fdi. Per Ghisleri, il centrodestra ha bisogno di nuovi leader al Nord in grado di cristallizzare il consenso.

Un altro punto condiviso dai relatori ha riguardato le riforme: l'elettorato non è attentissimo ai cambiamenti di assetto istituzionale. La Sanità è invece un tema percepito come prioritario, anche a livello regionale, dove le due coalizioni si sfideranno altre quattro volte prima della fine dell'anno.

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