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Spariscono i valori dell'Ue

Da "islamofobia" a "rom" e "ong": il glossario dei diritti che divide l'Europa

È bufera per la "Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2024 e nel 2025". La Lega: "8 punti per i migranti, 21 per il razzismo, nessuna riflessione sulle conseguenze dell'immigrazione fuori controllo". E nessun riferimento alle donne costrette a indossare il velo

L'Ue avverte l’Italia: “Un mese per decidere sui 15 miliardi del Safe o andranno ad altri Paesi”

Migranti, LGBT, Rom, Islamofobia, Ong sono le parole chiave scelte dall’Ue per parlare dei diritti fondamentali in Europa.

Ieri l’Europarlamento ha approvato la “Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2024 e nel 2025” con 328 voti a favore, 199 contrari e 98 astenuti da cui emerge un’allarme per “una pressione più ampia sui valori dell’Ue”. Il problema è che nel documento i valori europei coincidono con l’agenda dell’estrema sinistra e, non a caso, la risoluzione porta la firma dell'eurodeputata olandese dei Verdi Anna Strolenberg mentre Ecr e Patriots hanno votato contro.

Come spiega il vicesegretario della Lega, l’europarlamentare Silvia Sardone: “Ci troviamo davanti a un testo con 8 punti dedicati alle politiche migratorie, in cui si denuncia un presunto ‘ostruzionismo verso le ONG’ e si condanna quella che viene definita ‘retorica anti-immigrazione’. Nessuna riflessione seria sulle conseguenze di politiche migratorie fuori controllo. Ben 21 punti sul razzismo, dove si sottolineano discriminazioni contro arabi, neri europei, persone di origine asiatica e musulmani. Si parla persino di rom che ‘continuano a essere soggetti alla discriminazione sistemica, alla segregazione, all'esclusione sociale e alla violenza delle forze dell'ordine’”.

Anche l’europarlamentare di Fdi-Ecr Paolo Inselvini parla di un “manifesto ideologico” in cui “si continua a confondere i diritti fondamentali con rivendicazioni ideologiche: si insiste su aborto, agenda LGBTIQ+ e costruzioni giuridiche controverse, mentre si ignorano questioni centrali come la libertà religiosa e la tutela dei più vulnerabili”.

Come se non bastasse nella risoluzione si parla di “islamofobia” ma non di “cristianofobia” senza nessun riferimento alle donne costrette a indossare il velo islamico o a compiere matrimoni forzati.

Nel documento inoltre l’Italia viene citata in due occasioni (nelle note) in merito all’utilizzo di spyware (il riferimento, senza citarlo, è evidentemente al caso Paragon) attribuendo mai provate responsabilità al governo “considerando che vi è stato un uso diffuso, anche da parte di governi, di tecnologie spyware in diversi Stati membri; che l'uso di spyware costituisce una pratica abusiva e antidemocratica che compromette lo Stato di diritto e i diritti fondamentali nella nostra società e per la quale non esiste un ricorso effettivo; che i progressi tecnologici stanno rendendo le infezioni da spyware più difficili da individuare e molto più diffuse”.

In conclusione nella relazione si cita 267 volte la parola diritti e 2 volte quella doveri, sarebbe già sufficiente questo dettaglio per spiegare perché la risoluzione non può rappresentare i veri valori europei.

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