Migranti, LGBT, Rom, Islamofobia, Ong sono le parole chiave scelte dall’Ue per parlare dei diritti fondamentali in Europa.
Ieri l’Europarlamento ha approvato la “Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2024 e nel 2025” con 328 voti a favore, 199 contrari e 98 astenuti da cui emerge un’allarme per “una pressione più ampia sui valori dell’Ue”. Il problema è che nel documento i valori europei coincidono con l’agenda dell’estrema sinistra e, non a caso, la risoluzione porta la firma dell'eurodeputata olandese dei Verdi Anna Strolenberg mentre Ecr e Patriots hanno votato contro.
Come spiega il vicesegretario della Lega, l’europarlamentare Silvia Sardone: “Ci troviamo davanti a un testo con 8 punti dedicati alle politiche migratorie, in cui si denuncia un presunto ‘ostruzionismo verso le ONG’ e si condanna quella che viene definita ‘retorica anti-immigrazione’. Nessuna riflessione seria sulle conseguenze di politiche migratorie fuori controllo. Ben 21 punti sul razzismo, dove si sottolineano discriminazioni contro arabi, neri europei, persone di origine asiatica e musulmani. Si parla persino di rom che ‘continuano a essere soggetti alla discriminazione sistemica, alla segregazione, all'esclusione sociale e alla violenza delle forze dell'ordine’”.
Anche l’europarlamentare di Fdi-Ecr Paolo Inselvini parla di un “manifesto ideologico” in cui “si continua a confondere i diritti fondamentali con rivendicazioni ideologiche: si insiste su aborto, agenda LGBTIQ+ e costruzioni giuridiche controverse, mentre si ignorano questioni centrali come la libertà religiosa e la tutela dei più vulnerabili”.
Come se non bastasse nella risoluzione si parla di “islamofobia” ma non di “cristianofobia” senza nessun riferimento alle donne costrette a indossare il velo islamico o a compiere matrimoni forzati.
Nel documento inoltre l’Italia viene citata in due occasioni (nelle note) in merito all’utilizzo di spyware (il riferimento, senza citarlo, è evidentemente al caso Paragon) attribuendo mai provate responsabilità al governo “considerando che vi è stato un uso diffuso, anche da parte di governi, di tecnologie spyware in diversi Stati membri; che l'uso di spyware costituisce una pratica abusiva e antidemocratica che compromette lo Stato di diritto e i diritti fondamentali nella nostra società e per la quale non esiste un ricorso effettivo; che i progressi tecnologici stanno rendendo le infezioni da spyware più difficili da individuare e molto più
diffuse”.In conclusione nella relazione si cita 267 volte la parola diritti e 2 volte quella doveri, sarebbe già sufficiente questo dettaglio per spiegare perché la risoluzione non può rappresentare i veri valori europei.