Alle 19 è previsto il voto della commissione Libe del Parlamento europeo sulla direttiva rimpatri e il testo presentato dall'eurodeputato popolare francese François-Xavier Bellamy dovrebbe avere la meglio su quello presentato dal relatore liberale Malik Azmani, grazie a una maggioranza formata da Ppe, Ecr, Patrioti ed Esn. Questo dovrebbe essere lo schieramento che si sta delineando in vista del voto, che innervosisce, e non poco, i socialisti e la sinistra europea. E a dimostrare che il cambiamento di equilibri di Bruxelles e Strasburgo sia indigesto a chi ha sempre avuto gioco facile nel dettare l’agenda europea emerge dal post di Ilaria Salis pubblicato a poche ore dal voto, dove si delinea una "minaccia" in caso di passaggio del testo con la maggioranza che si sta ipotizzando in queste ore.
“La proposta è aberrante sotto ogni profilo ed è sintomo del clima sempre più cupo che stiamo vivendo in questa stagione di nazionalismi. Con l’estrema destra ormai in grado di dettare l’agenda, si prepara un ignobile piano di deportazioni di massa”, scrive l’europarlamentare eletta con Avs, che non ha mai davvero tagliato il cordone con la militanza da centro sociale. “Non saranno risparmiate neppure le famiglie né i minori non accompagnati. Le persone potranno essere deportate persino verso Paesi nei quali non sono mai state. Un salto di qualità inquietante. La polizia avrà mano libera stile ICE negli Stati Uniti per una vera e propria caccia al migrante, in uno scenario che richiama i tempi della discriminazione razziale sotto il nazifascismo. Noi oggi chiaramente voteremo contro”, scrive ancora Salis. Una dichiarazione di intenti che non racconta nulla di nuovo sugli schieramenti europei. La vera notizia sarebbe stata l’annuncio di un voto favorevole, non contrario.
Ma al di là di questo, il vero spirito di militanza, Salis lo fa emergere in conclusione della sua nota social, quando dichiara che “se queste norme disumane dovessero diventare legge, siamo pronti come a Minneapolis alla disobbedienza civile e ad organizzarci per resistere alle deportazioni”. Sono dichiarazioni, queste sì, che non ci si aspetta da un'europarlamentare che rappresenta le istituzioni.
Sono dichiarazioni che si trovano facilmente nei comunicati dei collettivi studenteschi e dei gruppi dell’antagonismo militante. Sarebbe utile capire cosa sia, per Salis, la disobbedienza civile e la resistenza alle deportazioni, perché l’esempio delle manifestazioni di Minneapolis non può passare come modello democratico.