Fa ballare Usa, Cina e tutta Wall Street

Può dividere o unire, ma la forza di un video breve senza nessuna (o quasi) qualità è diventata la testata d'angolo. Ecco TikTok

Può dividere o unire, ma la forza di un video breve senza nessuna (o quasi) qualità è diventata la testata d'angolo. Ecco TikTok (sopra il logo), nome onomatopeico di un'applicazione inutile per qualcuno, creativa per altri: tu ti muovi, canticchi anche in playback, alle musiche e agli effetti speciali, rossetto e trucco compresi, pensano loro. Loro chi? Se la sono inventata, nel 2017, in Cina questa app musicale che porta la firma dell'ingegnere Zhang Yiming, under 30 che, fin dal 2012, con la sua ByteDance, ha creato un impero miliardario in yen.

La sua piattaforma di condivisione di brevissime clip musicali ha conquistato i nipoti, oggi fa ballare pure qualche nonno e lusinga papà e mamme, sempre in cerca di penetrare, con discrezione ed apprensione, il misterioso universo - anche digitale - dei figli adolescenti. Durante il lockdown è stato boom, ma TikTok vantava già prima almeno 500 milioni di utenti. Complice il tempo trascorso in casa, qualche fenomeno transgenerazionale si è manifestato. Papà che danzavano coi figli (e cani), quindi senza. Si dirà che è bello tornare bambini, ma gli Stati Uniti non ci stanno. Più gelosi di esser arrivati secondi e preoccupati dalla mole di dati sensibili che finisce, ad ogni log in, in mano cinese, hanno lanciato una crociata schierando addirittura lo storico Neil Ferguson che vede in questi attimi di celebrità, racchiusi in pochi clic, un «nuovo oppio dei popoli» e tutta «l'ambizione imperiale della Cina». Negli States gli utenti sono un quinto di quelli mondiali e The Donald ha deciso di bandire, da metà settembre, ogni transazione con la casa madre cinese. Di fatto TikTok made in Usa è così sul mercato: Oracle e Microsoft hanno già fatto un'offerta generosa, i cinesi si difendono.

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