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La fantascienza cristiana è uno spettacolo... spaziale

Umanistico, religioso, scenografico e profondo: ecco perché "Project Hail Mary" è il film dell'anno

La fantascienza cristiana è uno spettacolo... spaziale

Se dovessimo, o doveste, scegliere un film di questa stagione, che sia Project Hail Mary. Negli Stati Uniti ha già incassato 165 milioni di dollari e 300 nel mondo, di cui uno in Italia. È indubbiamente il titolo del momento. Perché? Proviamo a rispondere con una serie di impressioni, in ordine sparso.

Diretto da Phil Lord e Christopher Miller e tratto dal romanzo di fantascienza dello scrittore Andy Weir (l'autore di The Martian, un bestseller mondiale), è una space opera di 156 minuti. Una unica grande star sempre in scena (Ryan Gosling); l'intera astronave costruita come un set dall'interno, il personaggio dell'alieno "Rocky" assemblato materialmente (è un elaborato pupazzo a forma di granchio manovrato da un famoso puppet designer) ed effetti realistici straordinari: Project Hail Mary è cinema allo stato puro. Un'opera grandiosa.

Non sapremmo dire, come fa qualcuno, se sia il film più pacifista e cristiano mai visto negli ultimi anni; sappiamo però che è un film che potremmo dire "umanistico", nel senso che esalta le capacità umane, la razionalità, la creatività, l'amicizia e la dignità della persona. La storia è, nella sua complessità scientifica, semplicissima: un biologo molecolare, diventato insegnante, si risveglia su un'astronave e deve ricordare la sua missione spaziale per salvare la Terra da un parassita solare, affrontando, insieme con un alieno, sfide inimmaginabili.

Project Hail Mary è un grande film perché, se il plot è un classico un antieroe, come dice lui "imbecille", che salva il pianeta -, non ci sono prediche antimilitariste, ambientaliste, buoniste. Anzi: l'unico altro personaggio oltre al biologo, la capo progetto della missione, è la migliore dimostrazione possibile di come salvare il mondo, o banalmente anche un Paese, non è mai, per nulla, una cosa pulita...

Poi c'è il sottotesto "religioso" (tra virgolette). Il nome della missione è "Hail Mary", "Ave Maria", a indicare un'operazione con bassissime probabilità di successo, eseguita solo in situazioni estreme come ultima speranza (ecco la necessità di credere in una possibilità di salvezza attraverso la conoscenza). Il protagonista (Ryan Gosling) si chiama Ryland Grace, "Grazia". L'unico sole che non muore mai - Tau Ceti nasconde una croce nel nome. E poi c'è il meraviglioso dialogo fra il biologo-scienziato e la capo progetto a proposito della missione. Grace: "Cosa dici? La porteremo a termine?". Eva: "Se Dio vorrà". Grace: "Tu credi in Dio?". Eva: "Meglio dell'alternativa". Una cosa che ti fa pensare alla scommessa di Blaise Pascal quando sostiene che, poiché la ragione non può dimostrare né l'esistenza né l'inesistenza di Dio, conviene razionalmente scommettere sulla sua esistenza: se vinci, vinci tutto (la vita eterna), se perdi, perdi poco (qualche sacrificio terreno). Ah. Il fatto che la produttrice del film si chiami Amy Pascal, naturalmente è solo un caso.

Poi c'è l'aspetto citazionistico (su cui non ci soffermeremo), con tutti gli ammiccamenti a Arrival (come comunicare con un alieno?), 2001: Odissea nello spazio, E.T. (le dita...), Interstellar.

Poi ci sono le musiche. Ruffiane ma pazzesche (e sì che noi preferiamo i film senza colonna sonora: Gli uccelli, Non è un paese per vecchi, Nodo alla gola, Quel pomeriggio di un giorno da cani...): Two of Us dei Beatles, Sunday Mornin' Comin' Down di Kris Kristofferson, Gracias a la Vida di Mercedes Sosa, Wind Of Change degli Scorpions e sopratutto Sign of the Times di Harry Styles.

E poi, il nucleo del film: il rapporto fra il biologo (l'uomo) e l'alieno (l'altro). I quali ci danno una lezione che si può applicare a qualsiasi situazione in cui "l'uno" deve convivere con "l'altro". L'astronave in questo senso è il mondo. E la convivenza ha successo non se l'uno "accetta" l'altro (all'inizio anzi i due si temono, e comunicare è una fatica immensa), non se l'"accoglie" (nessuno dei due vuole ospitare l'altro, anzi), o neppure se ne rispetta usi, costumi e tradizioni (a entrambi fa schifo come mangia l'altro). La convivenza funziona soltanto se tra noi e l'altro c'è un progetto comune. Se l'obiettivo è lo stesso. Il segreto non è il dialogo (semmai è un presupposto) ma è un progetto comune; è lavorare per la medesima "missione". Che sia risolvere l'enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole, o salvare il proprio pianeta oppure più pragmaticamente, qui e ora - migliorare le proprie città. A quel punto sì che ci si arricchisce. E l'astronauta può consegnare all'alieno il suo computer con dentro tutto il sapere dell'umanità.

E poi, c'è il dato estetico. Vi ricordate quando la filosofa e critica americana Camille Paglia scrisse che il duello tra Obi-Wan e Anakin, circondati dalla lava, in Star Wars.

La vendetta dei Sith, film del 2005, era "The greatest work of art in the last decades", "La più grande opera d'arte degli ultimi decenni"?

Bene. Aspettate di vedere quando l'astronave "Hail Mary" in un sontuoso allestimento che mette in scena arte, danza, musica e cinema - comincia ad avvicinarsi a Tau Ceti...

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