Fare una famiglia è come scalare l'albero più alto

Per gentile concessione dell’autrice e dell’editore, pubblichiamo uno stralcio de lnuovo romanzo di SusannaTamaro Il grande albero (Salani, pagg. 154, euro 12; in libreria da domani). La Tamaro torna quindi al libro per ragazzi, adatto in verità anche agli adulti, dopo i successi di Papirofobia,Tobia e l’Angelo, Cuore di Ciccia. Nel brano scelto, una coppia di scoiattoli decide di «prendere casa» sull’albero più alto della foresta perché cresciuto in una piccola radura. Una decisione che daràvita a una serie di avventure imprevedibili

Fare una famiglia è come scalare l'albero più alto

Per gentile concessione dell’autrice e dell’editore, pubblichiamo uno stralcio de lnuovo romanzo di SusannaTamaro Il grande albero (Salani, pagg. 154, euro 12; in libreria da domani). La Tamaro torna quindi al libro per ragazzi, adatto in verità anche agli adulti, dopo i successi di Papirofobia,Tobia e l’Angelo, Cuore di Ciccia. Nel brano scelto, una coppia di scoiattoli decide di «prendere casa» sull’albero più alto della foresta perché cresciuto in una piccola radura. Una decisione che daràvita a una serie di avventure imprevedibili

Susanna Tamaro

Già da alcune generazioni, una famiglia di scoiattoli si era sistemata a metà del tronco, anche se non era una soluzione vantaggiosa perché, anziché planare a casa per via aerea, balzando di ramo in ramo, come succedeva nei boschi, erano costretti a raggiungerla da terra, sfidando le insidie della radura aperta. In quel tratto, soprattutto d’inverno, la loro pelliccia scura spiccava sulla neve e il rischio di essere presi di mira dai rapaci era molto elevato.
Ma come tutti gli uomini sono diversi uno dall’altro, così lo sono anche gli scoiattoli. Ci sono scoiattoli timidi e scoiattoli sfrontati, scoiattoli astuti e scoiattoli meno astuti, scoiattoli paurosi e scoiattoli capaci di affrontare a muso duro qualsiasi cosa. Ce ne sono alcuni che pensano solo ad accumulare nocciole e ghiande, altri invece che amano raggiungere le cime più alte e gioire delle sfumature che prende la luce al tramonto.
Il primo scoiattolo che andò a vivere sul grande albero apparteneva proprio a questa ultima categoria. Arrivato per caso tra le sue fronde maestose, respirò subito un’aria diversa, così si arrampicò velocemente sulla sommità e rimase a lungo lassù, a contemplare il panorama.
Soffiava una brezza leggera, i rami oscillavano debolmente e la pelliccia della coda si gonfiava levitando come un piccolo paracadute. Era l’ora del tramonto, appunto, e la luce rosata sfiorava la neve rimasta sulle cime montuose e sui canaloni. I rondoni ricamavano l’aria, inseguendo una miriade di piccoli insetti con il loro fischio acuto.
Poco più in là sorgeva una grande fattoria.
Delle galline razzolavano su mucchi di letame mentre il figlio del padrone, con un ramoscello in mano, stava riportando le mucche nella stalla.
Sciolto dall’aratro, il cavallo brucava sul prato davanti a casa.
Il camino fumava.
Presto la famiglia si sarebbe riunita intorno al tavolo per la cena. Da una finestra aperta, la voce cristallina di una ragazza provava un canto sacro: «Gloria, gloria,» ripeteva, «in excelsis deo».
Mentre le ombre si allungavano sul paesaggio circostante, lo scoiattolo capostipite respirò profondamente.
Sì, era quello il panorama che voleva vedessero i suoi figli.
E i figli dei suoi figli.
E i nipoti dei suoi figli.
E i nipoti dei nipoti dei nipoti.
La gloria di quello spettacolo doveva venir tramandata di generazione in generazione. Finché un solo scoiattolo della sua stirpe fosse rimasto sulla faccia della Terra, non uno di quei tramonti doveva andare sprecato, non una di quelle albe.
Trovare una compagna che condividesse questa sua scelta non fu un’impresa semplice. Tutto andava per il meglio finché non le portava lassù. Quando, arrivato tra le fronde del grande albero, diceva loro: «Cara, questa sarà la nostra casa» le reazioni erano le più disparate.
«Ma come? Pensavo che fossimo venuti quassù solo per un aperitivo».
«Sai, non te l’ho mai confessato, ma soffro un po’ di vertigini».
«Oh no, mia madre non l’accetterebbe mai, siamo troppo lontani da casa sua».
«E come faccio a vivere senza le mie amiche, come un cavolo dimenticato in un orto?».
Le più irose esclamavano: «Non se ne parla neppure. Ti rendi conto? Dovrei sempre tornare a casa con la spesa a piedi, mentre tutte le altre planano comodamente di ramo in ramo».
Quando ormai stava cominciando a disperare, la sua costanza fu finalmente premiata. Conobbe una scoiattolina giovane con una gran coda dalle deliziose sfumature ramate. Al tramonto, giunti sul ramo più alto, le rivolse la frase di prammatica. Lei rimase un po’ in silenzio, poi lo guardò con occhi stellanti.
«Dici davvero?».
«Non mi permetterei mai di prenderti in giro».
«Non avrei mai immaginato un posto più bello per crescere i miei figli».
Allora lui corse a prendere la noce di fidanzamento e la mangiarono insieme, guancia contro guancia, mentre le ombre si allungavano sulla radura e il sole scompariva dietro le cime innevate.

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