Federalismo, Bossi cerca un sì prima del voto

RomaSul dialogo con il Pd, nei giorni scorsi Bossi è stato piuttosto chiaro. Perché, è il ragionamento fatto dal Senatùr a Berlusconi, «la Lega non può perdere l’occasione di coinvolgere l’opposizione». Il punto, a differenza di quel che si dice, non è tanto che il federalismo fiscale rischia di essere sottoposto alla mannaia del referendum confermativo (come già accaduto nel 2006), visto che ormai da settimane Calderoli sta studiando il modo di introdurre la riforma per legge ordinaria. Il cruccio del Carroccio, è ben altro. E riguarda soprattutto i tempi di approvazione della riforma, perché un’intesa di massima con il Pd significherebbe snellire il dibattito parlamentare ed evitare il balletto degli emendamenti e dell’ostruzionismo.
Per questo Bossi s’è tolto i panni del rivoluzionario e si è riscoperto mediatore, invitando Berlusconi «a non sparare», proponendo al Pd di «fare un accordo» e portando a casa «un comitato ristretto» bipartisan che «elaborerà un testo condiviso». Per la Lega un vero e proprio scivolo verso quello che in questo momento è l’obiettivo primario: approvare il federalismo almeno in una Camera (il Senato) prima delle elezioni di primavera. Sarebbe questo, infatti, il compromesso raggiunto tra Bossi e Berlusconi. Con il Senatùr che fa un passo indietro e non pretende più l’approvazione definitiva entro giugno e il Cavaliere che come al solito media con gli alleati che, complice anche la crisi, chiedono una decisa frenata, soprattutto finché la Lega non toglie il veto sull’abolizione delle Provincie. Tra gli scettici, infatti, non c’è solo il ministro per gli Affari regionali Fitto, ma pure la pattuglia di An (secondo il sottosegretario Urso è dall’abolizione delle Provincie che «si ricavano le risorse per attuare il federalismo») e molti dei piccoli. Il segretario del Pri Nucara, per dirne una, non ha problemi a spiegare che appena approvata la riforma «saremo i primi a fare ricorso alla Consulta». Eppoi, aggiunge Nucara dando voce alle perplessità di molti ministri che in privato concordano e in pubblico preferiscono la via della prudenza, «questa riforma come la vorrebbe la Lega equivale ad uno schiaffo al Sud». Uno schiaffo «che pagheremo in termini di voti già alle amministrative».
E più che il timing con la riforma della giustizia, è proprio la tornata elettorale il nodo su cui si sta sviluppando la trattativa. Bossi, infatti, ha bisogno di una bandiera da sventolare in campagna elettorale, anche perché nelle base inizia a farsi largo qualche malumore visto che dopo i provvedimenti di Maroni sulla sicurezza e la vittoria di Zaia sulle quote latte del Carroccio si sono un perse le tracce.

Per questo nella riunione ristretta di lunedì a via Bellerio non si è escluso di aprire il fronte delle alleanze alle amministrative nel caso il federalismo finisca per annacquarsi o, peggio, arenarsi. Partendo da quelle città - per esempio Bergamo e Brescia - dove il Carroccio è al 30% e nessuno potrebbe impedirgli di arrivare al ballottaggio pur correndo da solo.

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