Federer in gita nei carrugi, noi già in un vicolo cieco

Il primo urlo che arriva dalle gradinate italiane del circolo tennis genovese di Valletta Cambiaso per incoraggiare Simone Bolelli che sfida Roger Federer, è: «Simò, se pò ’ffa». Poi, man mano che l’incontro va avanti, il grido ottimistico è sostituito da un più realistico: «Simò, sparagli». E il secondo singolare fra Italia e Svizzera valido per lo spareggio per tornare nella serie A del tennis mondiale sta tutto qui, nello spazio e nelle giocate che passano fra il primo e il secondo incitamento.
Perché non si può nemmeno dire che Bolelli, al suo rientro in Davis, figliol prodigo perdonato dopo l’ammutinamento, abbia giocato male. A un certo punto, ha subito un break e l’ha recuperato, ha sfoderato un paio di giocate degne del suo avversario, ha annullato due match-point prima di cedere al terzo. Ma, di fronte a Superman, o hai la kriptonite o crolli. E Bolelli la kriptonite non ce l’ha. Risultato: 6-3, 6-4, 6-1 per Federer in un’ora e quaranta.
Tanto che, probabilmente, l’arma più pericolosa a disposizione del tennista italiano contro il numero uno al mondo sono stati sei minuti di pioggerella, dopo soli tre minuti dall’inizio dell’incontro, e altre due gocce alle 15,20. Gocce belle, larghe, forti, ma troppo brevi per far sperare in un rinvio, in una partita spezzettata, in uno di quegli incontri di Davis interminabili dove il campione si innervosisce e lascia troppe energie mentali nelle attese negli spogliatoi per essere al massimo. Il diluvio, quello che avrebbe potuto dare qualche chance a Bolelli, è arrivato con mezz’ora di ritardo, quando erano già tutti sotto la doccia. Calda, però.
E allora, Superman Federer. Superman che - come il più tranquillo e imbranato dei Clark Kent - è arrivato a Genova in ritardo sulla tabella di marcia, dopo aver giocato un’interminabile finale degli Us Open un giorno dopo il previsto. Lì, negli States, la pioggia era arrivata prima della fine degli incontri, costringendo gli organizzatori a rinviare la finale al lunedì. Quindi, volo. Quindi, jet lag. Quindi, formalità della Coppa Davis che peraltro Roger ha onorato senza capricci e vezzi: conferenze stampa, allenamenti, appuntamenti. Tutto regolare. Ha solo saltato la cena di gala, ma per visitare il bellissimo centro storico di Genova - dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, mica robetta - e per restare in compagnia della moglie e delle due gemelline. Perché fra una magia, un ace, una volée smorzata e colpi tennistici che sembrano anche loro patrimonio dell’Umanità, Roger ha il tempo, la voglia e la passione di fare anche il bravo papà alle prese con biberon e cacchine. In questo, certamente, più Clark Kent che Superman. Così come è disarmante nella dichiarazione post partita, imbranato come uno di noi: «Sono felice, è stato facile, non me lo aspettavo».
È stato ancor più facile perché - aiutata da un tifo calorosissimo, che faceva sembrare gli italiani svizzeri e gli svizzeri italiani - la Svizzera ha passeggiato anche nel primo match: in due ore e 14 minuti Stanislas Wawrinka ha battuto il nostro numero uno Andreas Seppi. Tre set anche per lui: 6-4, 6-1, 6-1. E questo è più grave perché Wawrninka - che pure non è un signor nessuno, ma il numero 22 delle classifiche mondiali - ha passeggiato contro un Seppi mai in partita, che ha dato l’unico segno di vitalità rimontando da 0-4 a 4-5 nel primo set. Il tennista altoatesino ha provato anche a spiegare il motivo del crollo: «Sono stato male, ho avuto problemi alla testa e allo stomaco dopo il secondo set. Colpa della tensione, mi era già capitato giocando in questi orari, ma non pensavo che mi succedesse proprio oggi». E Barazzutti, gelido: «Non ne sapevo nulla. Se Seppi sa di avere un problema, ma non può prevedere quando gli arriverà, allora non ha alcuna importanza se me lo dice o no».
Oggi, potrebbe finire tutto col doppio. Rompendo anche la tradizione che voleva l’Italia sempre vittoriosa in Davis a Genova: sette vittorie in sette precedenti. Le formazioni annunciate sono Federer-Wawrinka contro Fabio Fognini e Potito Starace, ma è probabile che Barazzutti cambierà il doppio. Purtroppo per l’Italia, Superman non cambierà.

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