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Ferragamo, Prada, Cucinelli (e altri) Ora è di moda la voglia di Borsa

La finanza è sempre più di moda. Mai come ora per le grandi firme del made in Italy la quotazione in Borsa è infatti diventata un fattore strategico sul fronte della competitività, oltre ad essere uno strumento per raccogliere le risorse necessarie a cogliere nuove opportunità di investimento, soprattutto sui mercati emergenti, Cina in primis. Non a caso Prada debutta il 24 giugno sulla piazza di Hong Kong, e ha deciso di utilizzare il 75% dei ricavi per espandere il giro d’affari nei prossimi 12-18 mesi, mentre solo il restante 15% verrà utilizzato per il pagamento dei debiti. La decisione di procedere alla quotazione in Borsa, dunque, è considerata ormai un passaggio essenziale per accelerare lo sviluppo internazionale di un gruppo.
Un obiettivo su cui punta anche Brunello Cucinelli che prepara la quotazione per il prossimo autunno. A Piazza Affari, come si conviene all’imprenditore-stilista che ha trasformato un simbolo dell’abbigliamento inglese come il cachemere in una gemma del made in Italy. Con ottimi risultati: il marchio umbro infatti è in forte crescita, e l’anno scorso il giro d’affari ha superato i 200 milioni di euro, in aumento del 28% rispetto al 2009.
E ha già scelto Piazza Affari Salvatore Ferragamo, che debutterà il 29 giugno: «Noi facciamo tutto in Italia e non potevamo certo quotarci altrove», ha sottolineato Ferruccio Ferragamo, presidente della maison toscana e figlio del fondatore, il «calzolaio delle stelle», come lo definivano negli anni ruggenti le dive di Hollywood, sue entusiaste clienti. Ora il gruppo, forte di una crescita su scala mondiale - 30 negozi nuovi all’anno da qui al 2013 - , si aggiunge al bouquet di griffe che in Borsa sono già da tempo: da Tod’s a Geox, Benetton, Damiani, senza dimenticare il numero uno dell’occhialeria, Luxottica, e il re della moda online, il dinamico Yoox.
Ma la legge del mercato impone di non fermarsi mai: e la quotazione in Borsa risponde a questa esigenza, non solo perchè dà ai marchi più forza e visibilità, ma anche perchè offre la possibilità di attirare a sé manager qualificati con maggiore facilità.

Ecco perchè gli analisti finanziari guardano con sempre maggiore attenzione soprattutto le maison più strettamente legate ai fondatori, quindi obbligate ad affrontare, prima o poi, l’impegnativo test del passaggio generazionale: Giorgio Armani in primis, ma anche la Diesel di Renzo Rosso.

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