Fiat, Annozero condannataAdesso Formigli si difende:"Questa è un'intimidazione"

Il tribunale di Torino condanna Annozero. Ma il giornalista, autore del servizio incriminato, si difende: "Impossibile esercitare il diritto di critica"

"Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione". Su Facebook Corrado Formigli risponde duramente al tribunale di Torino che ieri pomeriggio lo ha condannato, insieme alla Rai, a risarcire la Fiat con sette milioni di euro per un servizio trasmesso da Annozero il 2 dicembre 2010. Il giornalista aveva, infatti, criticato una vettura prodotta dal colosso di Torino, la Alfa Mito, in un modo che il giudice Maura Sabbione ha definito "denigratorio".

Secondo la quarta sezione del tribunale civile di Torino, il servizio "non veritiero e denigratorio, incompleto e parziale" avrebbe cagionato al Lingotto - e in particolar modo al brand della Mito - un danno patrimoniale e non patrimoniale che è stato quantificato in sette milioni di euro. "Il comportamento di Formigli - si legge nella sentenza - è stato giudicato denigratorio perché scredita il valore di un'auto che è il 'simbolo' di una casa automobilistica produttrice e difforme dal vero, in quanto atto a rappresentare una falsa realtà". Ma il conduttore di PiazzaPulita ha ribattuto di aver messo a confronto "tre piccole 'belve' su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore". Un confronto che era già stato realizzato dalla rivista Quattroruote sancendo che la Mito era più lenta su circuito rispetto alla Mini Cooper S e alla Citroen DS3. Insomma, a detta di Formigli, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto già realizzato e mai contestato. "Mi sono limitato a constatare che la Mito 'si è beccata tre secondi dalla Mini' - ha puntualizzato Formigli - frase che, agli occhi di Fiat, è risultata un'insopportabile aggressione mediatica".

Senza addentrarsi nelle ragioni giuridiche della sentenza, Formigli si è limitato a puntare il dito sulla sproporzione tra fatto e ammenda: "Del totale, 'solo' un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e 250mila euro rappresentano il danno non patrimoniale". Poi l'accusa: "Cinquanta secondi di filmato valgono molto più della vita di una persona: le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro".

Secondo Formigli, la sentenza del tribunale di Torino è "un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale". Da qui le domande: "In Italia questo giornalismo libero di confrontare e criticare un prodotto ce lo possiamo ancora permettere? O questi sette milioni di euro stabiliscono il limite oltre il quale non ci si può spingere?". Per il conduttore di PiazzaPulita, è difficile per un giornalista, messo dinnanzi a una condanna immensa, "immaginare di continuare a esercitare il proprio diritto di critica".

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