In fila a Palazzo Marino per l’addio ad Aniasi

Credo che la sdolcinatezza di certi necrologi a lui dedicati in questi giorni non sarebbe piaciuta troppo ad Aldo Aniasi: che aveva una forte tempra di uomo di parte - oltre che di partigiano - e che nel nome dei suoi ideali, delle sue convinzioni, della sua storia personale ha sempre concesso poco o nulla agli appelli per una riconciliazione senza rancori.
L’età non aveva attenuato queste sue angolosità, semmai si direbbe che le avesse accentuate. Quando uscirono le prime anticipazioni del libro di Pansa «Il sangue dei vinti», Aniasi lo definì «vergognoso, non revisionista ma falsario»: e come vergognoso bollò anche il comportamento dello stesso Pansa, reo d’essersi occupato non di morti partigiani, ma di altri morti.
Scrivo questo non per offuscare il ricordo di chi ebbe un ruolo di spicco nella vita pubblica milanese e nazionale, ma per liberare quel ricordo dagli orpelli retorici. La partecipazione alla Resistenza è stata per Aniasi una svolta umana e politica insieme: (...)
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