Finanza, Obama insiste: "Avanti con la riforma" Ma Confindustria: "No alla tassa sulle banche"

Bruxelles presenterà al G20 la proposta di un prelievo sulle banche per farle partecipare ai costi della crisi. Obama: "La nostra priorità è quella di salvaguardare e rafforzare l’economia mondiale". Ma Confindustria non ci sta. Draghi: "Sì alla traspraenza, pubblicheremo lo stress test. Abbiamo tutto da guadagnarci"

Finanza, Obama insiste: "Avanti con la riforma" 
Ma Confindustria: "No alla tassa sulle banche"

Roma - "La priorità principale del prossimo summit del G20 deve essere quella di salvaguardare e rafforzare la ripresa economica globale". Il presidente Usa Barack Obama ha invitato ad "agire insieme per rafforzare la ripresa: dobbiamo impegnarci sul fronte delle finanze pubbliche e dobbiamo completare della riforma della finanza". Sul fronte italiano è il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, a rilanciare la necessità di intervenire sulla trasparenza: "Pubblicheremo lo stress test. Abbiamo tutto da guadagnarci". Ma è dagli industriali che arriva un secco no alla proposta Ue di tassare le banche e gli istituti finanziari per scaricare su di loro parte dei costi della crisi.

Rafforzare l'economia al G20 "La nostra priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare l’economia mondiale. Dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa. Dobbiamo impegnarci sul fronte delle finanze pubbliche e dobbiamo completare della riforma della finanza", ha spiegato il presidente americano Barack Obama nella lettera inviata ai leader del G20 in vista dell’appuntamento di Toronto il 26 e 27 giugno. "Dobbiamo impegnarci a effettuare aggiustamenti di bilancio per stabilizzare il rapporto Debito-Pil a livelli appropriati nel medio termine. Io mi impegno per gli Stati Uniti in questo senso e ritengo che tutti i paesi del G20 debbano metter in atto piani credibili e in grado di non penalizzare la crescita per risanare i conti pubblici", si legge nella lettera in cui Obama sottolinea che è determinante che "la tempistica e il tasso di consolidamento di ogni paese segua le neccessità dell’economia globale, della domanda privata e delle circostanze nazionali. Dobbiamo essere flessibili nell’aggiustare il risanamento e imparare dagli errori del passato quando gli stimoli sono stati ritirati troppo presto, traducendosi in nuove difficoltà economiche". "La nostra capacità di crescere senza gli eccessi che hanno messo le nostre economie a rischio due anni fa richiede che acceleriamo gli sforzi per completare la necessaria riforma finanziaria - ha continuato Obama - risolvere le incertezze in corso sulla trasparenza dei bilanci delle banche e sull’adeguatezza del loro capitale, soprattutto in Europa, aiuterà a ridurre la volatilità dei mercati finanziari e i costi di finanziamento".

Il no degli industriali "Anche noi non siamo molto d’accordo perché è come dire che ci sarà un’altra crisi e che prepariamo già i soldi per poterla pagare", ha spiegato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, rispondendo ad una domanda sulle polemiche sollevate dalla decisione europea di varare una tassa sulle transazioni finanziarie a rischio effettuate dalla banche. "E poi questo è molto facile che si trasformi - ha poi aggiunto Marcegaglia a margine dell’assemblea dell’associazione degli industriali di Cremona - in maggiori costi e commissioni per le imprese e i risparmiatori: noi preferiamo una logica di nuove regole e di regolatori attenti, mi sembrerebbe una soluzione migliore". Secondo il presidente di Confindustria "le tasse dalla banche alla fine passano sempre alle imprese e ai risparmiatori".

Draghi: "Le banche hanno da guadagnarci" "Questa, per fortuna, è solo la scia della recessione globale - ha spiegato Draghi - la sfida ora è mantenere la competetività degli scambi che sono stati il punto di crisi. Sono lieto di vedere che in Europa c’è consenso sulla pubblicazione degli stress test. Sicuramente lo faremo anche in Italia. I paesi con delle buone banche hanno tutto da perdere a non rivelare qual è la situazione, mentre hanno tutto da guadagnare da questa maggiore trasparenza". Il Governtaore di Bankitalia ha spiegato che "gli investitori vogliono maggiore trasparenza vogliono sapere dove stanno investendo e dove va a finire il loro denaro e cosa stanno acquistando. Non mostrare come si presenta la situazione delle banche è la maggiore fonte d’incertezza in Europa".

Banche in fibrillazione Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit e presidente della federazione europea delle banche, ha bocciato l’ipotesi: "L’idea di una tassa che va a bilancio pubblico è profondamente sbagliata, sono d’accordo su un fondo. Noi come Unicredit faremo una proposta e ne discuteremo con altri operatori di mercato".  Profumo non ha condiviso l’idea "di una ulteriore tassa per finanziare i bilanci pubblici", osservando che in Italia il sistema bancario sostiene il carico fiscale più alto fra tutte le industrie. "Se mi si dice che devo pagare la tassa perchè ho ricevuto fondi pubblici, noi come Unicredit non ne abbiamo ricevuto per niente, quindi è profondamente unfair". In generale alle banche viene chiesto anche attraverso la revisione di Basilea 2 maggiore capitale che viene anche dalla ritenzione di utili. "Oggi i risultati delle banche sono particolarmente bassi. Se aggiungiamo poi una tassa c’è qualcosa che non quadra", ha commentato Profumo. Meglio ragionare su "un fondo che intervenga nella fase di pre-insolvenza" e che sia gestito dall’European banking authority o da una entità terza che opera sotto l’autorità".

La proposta di Bruxelles Ieri i leader dell’Unione europea hanno deciso di presentare al G20 di fine mese in Canada la proposta, fortemente sostenuta dalla Germania, di un prelievo sulle banche per farle partecipare ai costi della crisi innescata dal settore dei mutui subprime americani e che ora si è allargata ai debiti sovrani dei paesi periferici europei. Il governo italiano ha fatto intendere di essere contrario all’introduzione di una simile tassa in Europa senza un accordo pieno a livello di G20 mentre il presidente Ue Herman Van Rompuy ha detto che si potrebbe andare avanti su questa strada a livello europeo anche senza un via libera del G20.

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