Banche italiane e finanza sostenibile: a che punto siamo?

Prospettive in crescita per l'Italia sulla finanza sostenibile: la Banca d'Italia e i maggiori attori si muovono, e occhio anche alle mosse delle popolari

Banche italiane e finanza sostenibile: a che punto siamo?

L'Italia è un Paese in cui la finanza sostenibile si sta pian piano facendo strada. Volente o nolente ciascun attore deve promuovere una strategia complessiva nel quadro di una svolta che il mercato ha già da tempo iniziato a interiorizzato. Il fatto che molti market mover, soprattutto di oltre Atlantico, abbiano promosso una svolta sempre più attiva in un quadro di sostenibilità, interiorizzando logiche strategiche, pressioni dell'opinione pubblica e volontà di innovare la propria immagine, pone una sfida che va giocoforza accettata. Potendo, del resto, presentare interessanti opportunità.

L'Italia è una nazione all'avanguardia sul tema della transizione energetica, capofila in Europa su diversi sistemi legati all'industria di frontiera per le nuove energie, e anche il suo sistema bancario si può piazzare adeguatamente sull'abilitatore finanziario di questi processi.

L’imponenza degli investimenti necessari per favorire la transizione energetica ed ecologica (si pensi che solo per l'Unione Europea si stimano 180 miliardi di euro all'anno necessari per finanziare il piano europeo di transizione energetica nel periodo 2021-2027) richiedono un forte coinvolgimento dell’industria bancaria e finanziaria, sia per accrescerne la consapevolezza circa i rischi, sia per assicurare che non vi siano ostacoli nel convogliare una quantità di risorse adeguate per finanziare le attività che migliorano la sostenibilità.

In Italia l'impegno nazionale è stato preso sul serio a partire dalla principale autorità di regolamentazione, la Banca d'Italia. Via Nazionale ha preso una posizione attiva sulla promozione della finanza sostenibile lungo tutto l'arco del 2021 culminato nella presidenza italiana del G20. Come ha sottolineato il 25 novembre scorso nell'intervento di chiusura della recente Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile il Vice Capo Dipartimento Mercati e Sistemi di pagamento della Banca d’Italia Franco Panfili, l'istituto di Palazzo Koch "nel panorama delle banche centrali, ha avuto e continua ad avere un ruolo di frontiera nell’applicazione di criteri di sostenibilità ai propri investimenti finanziari", che sono di primaria grandezza e spesso sottovalutati nel calcolo dell'analisi finanziaria italiana. "L’integrazione di criteri ESG nei processi d’investimento, avviata nel 2019 per i portafogli azionari dell’area euro gestiti internamente (pari a oltre 15 miliardi)", ha sottolineato Panfili, "è stata estesa nel 2020 anche ai fondi azionari statunitensi e giapponesi (pari a 2,5 miliardi circa) e ai portafogli di obbligazioni societarie in euro e in dollari USA (per 1,2 miliardi), cui si aggiungono gli acquisti di green bond di emittenti sovranazionali e sovrani per circa 730 milioni". Panfili ha aggiunto che nel 2023 saranno comunicati i risultati dell’analisi degli investimenti sostenibili della Banca, condotta secondo una metodologia di analisi di scenario riferita ai rischi climatici.

Nel campo privato, secondo l’EY Sustainable Finance Index, principale framework di analisi della situazione di ogni Paese in materia, l'Italia ha prospettive di sviluppo legate all'elevata attenzione data da imprese e operatori al mondo della sostenibilità. Si tratta, in primo luogo, di convogliare sulla finanza nazionale investimenti oggi largamente dispersi all'estero. Le stime della Banca d'Italia e di Ernst&Young segnalano che alla fine del 2020 i fondi ESG presenti nel mercato nazionale avevano investito poco meno dell’80% del risparmio raccolto dalle famiglie del nostro Paese in azioni e obbligazioni estere, principalmente per mancanza di alternative attive nel Paese. Il 59,8% degli asset dei fondi ESG è investito in azioni estere, contro il 2% in azioni italiane, il 19,5% è in obbligazioni estere e soltanto il 3,4% in obbligazioni italiane. A fine 2020 un'indagine del Politecnico di Milano ha investigato tredici banche rappresentanti otlre due terzi del sistema nazionale in termini di attivi e riportato che il 78% delle banche italiane considerava ancora i criteri Esg come un fattore reputazionale e non di business. Una svolta su questo tema va incentivata con forza

Banche come Unicredit sono da tempo attive per creare un "polmone" di finanza sostenibile tra economia reale e mondo bancario per veicolare finanziamenti "verdi" a progetti materiali legati all'innovazione in materia di sostenibilità, transizione ecologica, energia pulita. Anche la principale rivale di Piazza Gae Aulenti, Intesa San Paolo, si sta muovendo: Ca' dei Sass controlla Eurizon Capital, la prima società di gestione del risparmio attiva in Italia sui fondi sostenibili e responsabili con una quota di mercato di quasi il 21,9%.

Unicredit e Intesa sono all'avanguardia nei prestiti sostenibili, i cosiddetti S-Loans, che garantiscono sconti di interesse alle aziende target in cambio dell'impegno a raggiungere precisi obiettivi di sostenibilità. Inoltre, nota Il Sole 24 Ore, "il gruppo Banco Bpm che ha lanciato il primo mutuo con il “Green factor”, ovvero una clausola attivabile durante l’intera vita del mutuo, che permette di risparmiare 10 punti base sul tasso contrattualizzato" Non va poi dimenticata Banca Etica, "l’istituto di credito che primo di tutti ha creduto in Italia ai prodotti finanziari sostenibili, tanto da aver creato la società di gestione del risparmio, Etica Sgr, specializzata sulla sostenibilità".

Non va, infine, sottovalutato il ruolo che potrà essere giocato dalle banche popolari e del territorio come attori principali della cooperazione nell’economia, del finanziamento alle piccole e medie imprese, della circolarità a livello locale delle strategie di sviluppo sostenibile. Assopopolari in una recente pubblicazione, "La cooperazione come alternativa: sostenibilità, economia circolare e oltre", ha sottolineato proprio come per le popolari la finanza sostenibile possa essere la base per un nuovo paradigma capace di convogliare più attivamente le risorse economiche nella società. Giuseppe de Lucia Lumieno, segretario generale di Assopopolari, ha in quest'ottica sottolineato che "l’intera attività e lo sforzo complessivo delle banche popolari e del territorio continueranno ad essere improntate a una precisa idea di sostenibilità, di prossimità e di circolarità dell’economia che si realizza a cominciare da un sostegno concreto all’economia reale e alle famiglie".

La vera stella polare di ogni attività finanziaria virtuosa, indipendentemente da qualsiasi discorso reale o retorico sulla sostenibilità, dovrebbe del resto essere questo. E in una fase storica cruciale anche per la finanza sostenibile pure il tessuto bancario italiano deve saper giocare appieno le sue carte in quest'ambito.

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