L'intelligenza artificiale può accelerare la transizione energetica

L'intelligenza artificiale è l'alleata segreta per un mondo più "verde" capace di unire sostenibilità e sviluppo.

L'intelligenza artificiale può accelerare la transizione energetica

La partita per la transizione energetica potrà negli anni a venire avere un alleato in più nella tecnologia abilitante dell'intelligenza artificiale, nuova protagonista della corsa dell'innovazione di frontiera.

Il mix tra digitalizzazione e corsa alla sostenibilità è ritenuto fondamentale e strategico in diversi ambiti per conseguire una crescente coniugazione tra obiettivi ambientali e efficienza economica. La partita per l'ambiente si sposa dunque direttamente con quella tecnologica per il fatto che l'innovazione appare il maggior driver per conseguire un'efficienza crescente nel sistema economico in grado di permettere una diminuzione dell'impatto ambientale dei processi senza sacrificare la produzione e la crescita.

I cambiamenti climatici e i loro impatti si fanno sempre più sensibili in tutto il mondo, imponendo la necessità di un'accelerazione nella transizione a un sistema a basse o ridotte emissioni di carbonio per la cui costruzione le tecnologie digitali, in particolare l'intelligenza artificiale, appaiono fattori chiave.

Per esempio, si pensi al caso di una rete elettrica di ultima generazione. La rete tradizionale avrebbe dovuto scontare la necessità di vedere la sua gestione gestita centralmente e una difficoltà nel monitoraggio di potenziali guasti, le moderne reti intelligenti (smart grid) sono rese sempre più efficienti e operative proprio da tecnologie abilitanti fondate sull'intelligenza artificiale e sul connubio con le nuove connnessioni veloci (5G) e l'internet delle cose. Gli esempi in materia non macano: dai misuratori (smart meter) che mantengono costantemente aggiornato il monitoraggi degli andamenti dei flussi elettrici, permettendo di sopperire alla difficile prevedibilità del meccanismo domanda-offerta in campo rinnovabile, agli algoritmi di manutenzione predittiva che consentono di valutare il tasso di usura e obsolescenza di una data componente dell’impianto, permettendo in tal senso interventi mirati e meno dispendiosi in termini di interruzione dei servizi. Nella consapevolezza del fatto che una rete in grado di “parlare” ai suoi gestori, di comunicare in continuazione i trend sui suoi andamenti e di ottimizzare i consumi evitando sprechi e dispersione di energia sarà una rete di per sé più resistente e a minor impatto sia ambientale che economico.

Inoltre l'Ia può giocare un ruolo nella ricerca dell’ubicazione di parchi eolici e solari, la costruzione di centrali elettriche efficienti di ultima generazione, la previsione di guasti e interruzioni e della produzione di energia e il controllo delle fonti rinnovabili di approvvigionamento.

Una coniugazione delle nuove tecnologie con una chiara consapevolezza della necessità di risposte pragmatiche alla crisi ambientale possono anche andare nella direzione di rispondere alla preoccupazione espressa dal Premio Nobel dell'Economia 2019, Esther Duflo, al recente Amundi World Investment Forum. La Duflo sottolinea, in particolar modo, il timore che anche nei settori interessati dalla transizione energetica possano crearsi squilibri e disuguaglianze per l'impatto dell'intelligenza artificiale sui processi di lavoro: "operazioni semplici e di routine possono essere effettuate da una macchina o da un software, molti degli attuali posti di lavoro diventeranno quindi ridondanti. La domanda è cosa succede alle persone che oggi fanno questi lavori: saranno creati altri posti di lavoro per persone come loro e quanto sarà agevole ottenerli?".

La sfida sarà da affrontare a livello di catena del valore: Paesi come l'Italia dovranno difendere quote pregiate di produzione nei settori interessati dalla transizione energetica e aumentare il valore aggiunto in capo alla produzione nazionale nei trasporti, nella logistica, nell'industria, nella costruzione e nel monitoraggio delle reti, nel servizio agli utenti. In questo contesto spingere fortemente sull'intelligenza artificiale applicata alle tecnologie della transizione può dare dividendi strategici. Essa può risultare decisiva in molte applicazioni per identificare modelli, migliorare le prestazioni del sistema e prevedere i risultati di situazioni complesse, ma soprattutto applicata a problemi concreti che riguardano le persone e l'attività economica può essere regolata e umanizzata, messa al servizio delle collettività.

A tal proposito World economic forum ha pubblicato in collaborazione con BloombergNEF e Deutsche Energie-Agentur un nuovo studio su come l'intelligenza artificiale (Ai) possa essere utilizzata per accelerare una transizione energetica più equa, dal titolo “Harnessing artificial intelligence to accelerate the energy transition”. Secondo lo studio del Wef, uscito a settembre 2021, "l'intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per sostenere e accelerare una transizione energetica affidabile e a basso costo con potenziali applicazioni che vanno dall'ottimizzazione e l'integrazione efficiente delle risorse energetiche rinnovabili nella rete elettrica, al supporto di un sistema di distribuzione dell'elettricità proattivo e autonomo, all'apertura di nuovi fonti di reddito per la flessibilità dal lato della domanda. L'IA potrebbe anche essere un acceleratore cruciale nella ricerca di materiali performanti che supportino la prossima generazione di energia pulita e le tecnologie di stoccaggio".

Tuttavia ogni sforzo sarebbe, a detta del Wef, inutile o controproducente se al contempo i Paesi non inizieranno ad evolvere i quadri normativi e produttivi di riferimento verso la società digitalizzata dell'era della transizione, non penserannoo a un'innovazione antropocentrica evitando di slegare l'efficienza produttiva ed energetica dalla creazione di posti di lavoro e benessere sociale, e non investiranno in ricerca ed istruzione per far coincidere la tecnologia e lo sviluppo delle competenze nei professionisti del futuro e nei consumatori. L'intelligenza artificiale pone dunque una sfida sistemica. Ma può giocare un ruolo importante nell'evolvere un cambio di paradigma necessario per l'intero ecosistema economico.

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