I Fondi green contagiano anche l'economia tradizionale

Uno studio dell'Università cinese di Hong Kong ha analizzato il potere di persuasione della finanza ecosostenibile

I Fondi green contagiano anche l'economia tradizionale

La finanza sostenibile obbligherà al cambiamento tutte le principali società attive sui mercati internazionali. Le aziende saranno portate ad essere più ecosostenibili per attirare gli investitori e rinsaldare il legame con azionisti storici e clientela. La correlazione tra attivismo dei fondi “amici dell’ambiente” e condotte delle società tradizionali è stato messa in evidenza da uno studio condotto dall’Università cinese di Hong Kong. I ricercatori dell’ex colonia britannica hanno dimostrato come il fenomeno dell’implementazione di scelte produttive più responsabili sia amplificato anche dalle sanzioni comminate da organismi pubblici contro realtà produttive accusate di inquinare o di non tenere in debita considerazione i fattori ambientali.

L’articolo pubblicato al termine della ricerca ha esaminato le conseguenze dei richiami adottati dall’Agenzia statunitense per la tutela ambientale-Epa. Il combinato disposto – la finanza compatibile e la pubblicità delle sanzioni delle autorità di controllo – contribuisce in maniera decisiva allo sviluppo di tecnologie capaci di limitare l’utilizzo di materie prime o di campagne in cui a farla da padrone è la tematica ambientale. Un cambio di approccio dei mercati che sta diventando sempre più veloce. I fondi Esg – acronimo che sta per enviromental, social and governance – sono quindi destinati ad assumere sempre più rilevanza tra i listini delle principali piazze finanziarie. L’andamento di questi prodotti negli ultimi trimestri dimostra che sono spesso in grado di garantire ottimi rendimenti. Un dato capace di catalizzare l’attenzione di nuovi investitori.

Gli analisti cinesi hanno messo in evidenza un’altra dinamica. Il peso delle scelte del fondo rispetto alle aziende di cui possiede delle azioni è tanto più importante quanto più sono vicine la sede del fondo stesso e gli stabilimenti della società di cui si possiede una quota del capitale. Questo perché viene favorito il controllo diretto da parte degli stessi analisti e funzionari delle società finanziarie coinvolte nella gestione di prodotti e titoli green. Un monitoraggio di prossimità che non consente ai vertici delle società quotate sui mercati di declinare strategie di facciata. Al contrario, così come accade durante l’illustrazione dei ricavi previsti o della politica sui dividendi, sarà necessario fornire informazioni dettagliate ed aggiornare gli investitori rispetto alla parte del piano industriale dedicata alla salvaguardia delle risorse ambientali. Non è un caso che lo studio condotto dagli specialisti di Hong Kong abbia analizzato anche le dinamiche legate alla minaccia di uscita dall’azionariato. Gli economisti hanno spiegato che le conseguenze sul tema sono reali e concrete. Il report ha messo in evidenza come tutti i fondi responsabili riducano il peso nel proprio portafoglio delle imprese i cui impianti non riducono le emissioni subito dopo il verificarsi di una criticità locale.

I prossimi mesi saranno fondamentali per fare ordine nel mercato dei fondi sostenibili. Secondo i programmi della Banca centrale europea sarà strategico arrivare ad una definizione puntuale delle varie tipologie di prodotti che oggi costellano i vari mercati. Una ricerca di confini più puntuali che passerà anche dalla valutazione delle politiche adottate per preservare l’ambiente. I vertici dell’Eurotower di Francoforte sono stati chiari: “Per stimolare l’apporto della finanza sostenibile, è essenziale che gli strumenti finanziari offerti ai risparmiatori siano affidabili e facilmente comprensibili. È inoltre necessario che i prestatori di fondi siano in grado di vagliare i progetti d’investimento e di valutarne la coerenza con i loro obiettivi sia finanziari sia non pecuniari”. Gli strumenti oggi a disposizione dei mercati e degli investitori devono andare incontro a un deciso innalzamento degli standard: “Occorrono informazioni esaustive sull’effettiva rispondenza degli investimenti a criteri di sostenibilità. I dati oggi disponibili sono scarsi e di qualità insoddisfacente: ad esempio, i rating Esg relativi alle singole aziende elaborati da diversi analisti fanno riferimento a metodologie disomogenee e risultano tra loro poco correlati. Anche in questo caso sono auspicabili interventi di carattere normativo”.

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