Un Leone "sostenibile": tutti i piani di Generali

La grande strategia di Generali per la sostenibilità. Con un grande occhio alle dinamiche di mercato

Un Leone "sostenibile": tutti i piani di Generali

Tra le maggiori imprese italiane attive nel contesto finanziario e assicurativo, Generali è sicuramente una di quelle che sta muovendosi in forma più strutturata sul fronte della sostenibilità. Il Leone di Trieste che si avvia verso il Consiglio d'Amministrazione del 29 aprile in cui l'ad Philippe Donnet si giocherà la riconferma ha nel frattempo impostato, a prescindere da come andrà la sfida tra Donnet e Francesco Gaetano Caltagirone, un sentiero di investimenti e crescita che passa per la sostenibilità.

Di recente Generali ha pubblicato i dati di bilancio relativi all'anno 2021 e svelato il nuovo piano industriale. Sul primo fronte, si è sottolineato su Dissipatio, "è stato annunciato che il Leone ha concluso il 2021 con il risultato operativo migliore di sempre, pari a 5,9 miliardi di euro (+12,4% sul 2020), grazie al positivo sviluppo di tutti i segmenti di business", in particolar modo il ramo danni che si mira in futuro a far pesare sempre di più. Sul secondo fronte, nel nuovo piano industriale, "dopo aver deciso di investire 6 miliardi di euro in obbligazioni verdi e sostenibili nel periodo 2019-2021, superando l’obiettivo di 5 miliardi che era stato prefissato, per il prossimo triennio Generali mira a 8,5-9,5 miliardi". E questo fronte è fondamentale, perché Generali è uno degli attori pivotali del sistema finanziario, capace con la sua influenza di condizionare le azioni di fondi d'investimento, operatori privati, regolatori.

Il Leone da tempo promuove una strategia su più direttrici: unire attività industriali e di investimento e sostenibilità, fornire i servizi del core business assicurativo a clienti capaci di performare positivamente sui criteri Esg, cercare il più possibile di ascoltare gli stakeholder. Dal 2017, in assemblea dei soci è presente la Fondazione Finanza Etica che chiede conto dei progressi e dei risultati del gruppo di Donnet sul fronte sostenibilità. In quest'ottica, i risultati sono indubbiamente importanti.

In primo luogo, per il volume delle risorse mobilitate. Nel 2020 Generali ha raccolto circa 17 miliardi di euro di premi da prodotti a valenza sociale e ambientale (+11,2% sul 2019). Nello stesso anno è proseguita la strategia di collocamento dei green bond: a luglio un bond verde da 600 milioni di euro con scadenza giugno 2032 è stato emesso in formato “sustainable” ai sensi del proprio Sustainability Bond Framework, rappresentando il primo Sustainability Bond emesso da una compagnia assicurativa europea.

In secondo luogo, Generali ha sviluppato come sottolinea Valori "un progetto di disinvestimento dal carbone dai propri portafogli, facendo riferimento alla banca dati Global Coal Exit list. Elaborata dalla Ong tedesca Urgewald, include tutte le imprese che ottengono più del 30% del proprio fatturato o dell’energia prodotta dal carbone. E ha deciso di aderire, per i contratti di assicurazione, ai criteri, ormai classificati formalmente a livello europeo, del Just Transition Mechanism. A cui è collegato il relativo fondo, uno degli elementi chiave del Green New Deal europeo". Diversi clienti, tra cui compagnie carbonifere in Polonia e Repubblica Ceca, hanno condiviso con Generali strategie di adattamento al framework dei parametri della sostenibilità di matrice europea.

In terzo luogo, per il sostegno all'economia reale: nel quadro del piano Fenice 190 lanciato nel 2021 per celebrare i 190 di storia, il Leone ha annunciato un impegno annuo di 500 milioni di euro dal 2022 al 2026 destinati al sostegno alla crescita sostenibile nei settori più legati alla sostenibilità attraverso appositi fondi di investimento internazionali indirizzati a infrastrutture, innovazione e digitalizzazione, Pmi, abitabilità green, strutture health care ed educazione.

Infine c'è un impegno oneroso sul patrimonio immobiliare. A partire dal 2021 Generali Real Estate, il gestore del Gruppo Generali specializzato in investimenti immobiliari forte di circa 32 miliardi di euro di assets, ha annunciato un impegno per la decarbonizzazione dei consumi energetici e l'efficientamento degli edifici di sua proprietà.

La scelta complessiva del gruppo è sia una necessità che uno stimolo operativo. Una necessità, perchè ogni impresa con una catena del valore internazionale come Generali il trend dominante è quello di essere pronti sulle nuove priorità date nel sistema globale come è il caso dei parametri di sostenibilità Esg. Ma anche uno stimolo operativo, perché come ha ricordato il Ceo di BlackRock Larry Fink, chiaro è il mantra che deve seguire un grande gruppo come Generali: "Ci concentriamo sulla sostenibilità non perché siamo ecologisti, ma perché siamo capitalisti e siamo legati da un rapporto fiduciario verso i nostri clienti".

Per il management di Generali dunque la partita della sostenibilità sarà un nuovo passaggio per mettere alla prova del mercato la capacità di adattamento di un gruppo storico nella galassia del capitalismo italiano e europeo. E in caso di riconferma un test importante per l'andamento del successivo mandato di Donnet.

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