La "rivolta" dei fondi sostenibili contro l'inserimento delle armi

No alla definizione degli investimenti in armi come "sostenibili". Gli operatori finanziari prendono una posizione chiara

Due caccia Eurofighter Typhoon del 37esimo Stormo di Trapani-Birgi
Due caccia Eurofighter Typhoon del 37esimo Stormo di Trapani-Birgi

No all'inclusione delle azioni dei produttori di armi fra gli attivi considerati rispettosi dei criteri di sostenibilità Esg: è quanto hanno affermato all'agenzia Bloomberg diversi gestori di fondi ed esperti del settore a seguito della crescente pressione nata dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Episodio che ha sdoganato l'idea di includere il settore della Difesa tra quelli in cui gli investimenti sono da ritenere di pubblica utilità e sostenibilità. Da cui la proposta senza precedenti. "Il mercato fiuta che i vincitori di questa fase turbolenta siano proprio le imprese legate alla costruzione di armi e gravitanti attorno al comparto della difesa", nota Investire Oggi. "Resta lo stupore per una svolta che per certi versi rischia di annacquare ulteriormente il concetto di finanza sostenibile" e a cui gli operatori oppongono ora resistenza. Sostenibilità e Difesa sono compatibili? Molti se lo chiedono durante la discussione sulla tassonomia europea sulla sostenibilità che dovrà dare un quadro complessivo al settore. Artis Pabriks, vicepremier lettone, negli ultimi tempi ha con dichiara apertamente che sarebbe un errore "non ritenere etica la difesa nazionale". Il nuovo round di riarmo in corso in Europa in quest'ottica è stato colto come una palla al balzo da coloro che vogliono inserire le armi nel quadro Esg.

Gli operatori sono sul piede di guerra contro una decisione che si ritene problematica. L'obiettivo dei fautori politici dell'inclusione della Difesa nei criteri Esg era chiaro e si basava sul modello oggi dominante di business nel mondo economico-finanziario, fondato sull'assidua necessità di non perdere il treno dei maggiori procacciatori di risorse e denaro. E in questa fase a tirare il gruppo appare essere il tema della sicurezza: energetica, digitale, finanziaria e, ovviamente, militare. "Lo sa chiunque cerchi di avere uno sguardo pacifista, o in ogni caso non polarizzato, su quello che sta accadendo sul confine russo. In poco meno di un secondo rischi di essere messo tra i figli di Putin. E per la brand awareness questo è chiaramente un grosso guaio", nota Valori.

In quest'ottica l'intera architettura della sostenibilità Esg, fondata sulla ricerca di criteri che nella loro imperfezione apparivano comunque un primo passo e una traccia per sviluppare un nuovo framework finanziario, rischia di esser messo apertamente in crisi dalla possibilità di una sostenibilità à la charte capace di garantire linee di credito, di fatto, solo alle aziende consenzienti con i trend topic del momento.

L'economista Mario Seminierio sul suo blog Phastidio ha ricordato che a marzo l'istituto svedese SEB (Skandinaviska Enskilda Banken) ha comunicato che "sei degli oltre cento fondi di investimento che gestisce saranno autorizzati a investire in aziende operanti nel settore della Difesa e della protezione", in ossequio alla necessità di riarmo e protezione del Paese. "Si tratta", nota Seminerio, "del rovesciamento della posizione che la banca aveva assunto lo scorso anno", in ossequio ai principi Esg, "la cui funzione doveva essere quella di accompagnare in modo etico la transizione ambientale e la democratizzazione del mondo, a partire dalle aziende". Saab e Swedbank, esponenti del medesimo Paese neutrale in cui il tema della sostenibilità è molto sentito, hanno aggiunto che sda un lato è legittimo aprire a un discorso sulla Difesa per non escludere automaticamente quelle imprese attive sia sul fronte civile che su quello militare, ma dall'altro è fondamentale evitare lo sviluppo di armi ritenute controverse. Risposta non accettata dai principali giocatori del settore.

Se la svolta inaugurata in Svezia divenisse ordinaria anche in Occidente si tratterebbe, sottolineano gli operatori sentiti da Bloomberge, di una mossa che renderebbe senza senso i criteri stabiliti dalla Ue i quali hanno già subito la decisione di includere nucleare e gas nella tassonomia delle fonti di energia Per James Penny capo investimenti a Tam asset management di Londra ad esempio "due anni fa se avessimo parlato di una idea simile ci avrebbero riso in faccia". mentre anche il responsabile di Esg research alla banca di investimento Ubs Vicki Kalb si è detto contrario. E secondo Eric Pederson di Nordea Investment, la decisione di includere nucleare e gas nella tassonomia delle fonti classificate come abilitanti per la transizione ha aperto la strada a nuove distorsioni dei criteri Esg. Già troppo tirati dalle emergenze dell'inflazione e dei prezzi energetici per poter resistere a nuovi shock. Perché la sostenibilità si leghi alla finanza in maniera virtuosa bisogna fissare dei perimetri: e la scelta cautelativa degli operatori di non inserire la Difesa in questo campo appare ben ponderata per non ammantare di ipocrisia una rivoluzione che deve fare i conti con la realtà.

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