Finisce il Ramadan e i musulmani "de Roma" ringraziano Allah e... Alemanno

Il presidente del Centro islamico che gestisce la moschea capitolina, la più grande d'Europa, dichiara «apprezzamento» al sindaco per il sostegno alla celebrazione per la fine del mese di digiuno, alla quale hanno partecipato 30mila fedeli. Rocrdati anche i sei parà italiani morti

Grazie Alemanno. Detto dai musulmani «de Roma» non è omaggio da poco per il primo sindaco di destra del dopoguerra della capitale. Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia, che gestisce la moschea di Roma, ha voluto esprimere il «proprio apprezzamento nei confronti dell'operato del sindaco di Roma Gianni Alemanno per il sostegno offerto alla comunità in occasione della festa della fine del Ramadan celebrata oggi in città». Una festa che ha portato nella più grande moschea d'Europa, quella di Monte Antenne, oltre 30mila fedeli senza nessun problema di ordine pubblico. «Per questo sosteniamo la politica del sindaco ed esprimiamo la nostra vicinanza a lui alla luce della polemica registrata nei giorni scorsi con una associazione di immigrati di Piazza Vittorio, nei confronti della quale siamo disponibili al dialogo nella speranza di poterci coordinare in futuro per ospitarli in occasione delle prossime festività». Redouane si riferisce all'associazione bengalese Dhuumcatu, che nei giorni scorsi aveva denunciato la mancata autorizzazione del Comune alla celebrazione di una preghiera pubblica a Villa De Santis e nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II in occasione della fine del Ramadan. Preghiere che, sebbene non autorizzate, si sono svolte lo stesso con la partecipazione di circa 5mila persone, per lo più bengalesi,che hanno ascoltato l'imam Nasjeed e-Rome recitare la «kutwa» e parlare di fratellanza e convivenza civile non solo in lingua bengalese ma anche in italiano. L'associazione Dhuumcatu ha lamentato l'assenza di vigili urbani, del resto prevedibile vista la mancata autorizzazione. Nel corso della celebrazione sono stati anche ricordati «i sei militari italiani morti a Kabul, ma anche gli altri civili afgani colpiti dall'attentato e tutte le vittime delle guerre, che andranno in paradiso», ha detto Bachcu, esponente dell'associazione. Sul posto anche dei consiglieri municipali di centrodestra della I circoscrizione, presenti in segno di protesta contro la recitazione delle preghiera in piazza. Altri gruppi di musulmani della capitale hanno pregato anche nella sede della X circoscrizione messa a disposizione dal municipio e a Villa De Santis.
Infine una polemica lanciata dal Sulpm, un sindacato di polizia locale: «Con la fine del Ramadan si riproporrà il problema del mercato abusivo del venerdì alla Moschea di Roma, che pare si deve fingere di ignorare. Intanto fioccano le denuncie dei consiglieri municipali alla Corte dei Conti o alla Giustizia penale e alla fine c'è il rischio che a pagare siano come sempre le ultime ruote del carro, cioè i Vigili Urbani», ha detto Alessandro Marchetti, segretario generale aggiunto del sindacato, che ha anche ricordato come «giorni fa un senegalese ha detto a un nostro agente che sequestriamo solo agli africani, ma dai musulmani non andiamo. La situazione rischia di degenerare, ognuno pensa di essere vittima del razzismo o di potenti lobby di potere. La soluzione sarebbe semplice e c'è: invitiamo l'Imam a chiedere gli spazi pubblici necessari, ogni volta che lo ritiene opportuno, al Comune per tenere la festività religiosa del venerdì e questo, un po' come avviene per le feste private paesane, di quartiere o le sagre, eliminerebbe almeno il problema dell'esistenza del mercato abusivo e gli operatori di mercato, in possesso dei requisiti, sarebbero individuati direttamente dallo stesso Imam. Addirittura Moschea e Comune di Roma potrebbero persino firmare un protocollo in tal senso. Invitiamo entrambi le parti a risolvere con il buon senso e in fretta questo problema e a non ignorare che nel mezzo ci sono dei lavoratori, quelli della Polizia Municipale, che rischiano di essere denunciati di omissioni e nel contempo di eliminere la disparità di trattamento fra commercianti che altrove vengono invece sanzionati».