Firenze, l’Obama del Pd finisce al ballottaggio

Renzi, il "golden boy" già indicato come nuovo leader nazionale democratico, non conquista nemmeno il suo feudo rosso. "Sono deluso, ma niente accordi con Rifondazione o Udc". Lo sfidante del Pdl, l’ex portierone Galli, lo aspetta in finale

Firenze - Si profila una grande amarezza per il candidato del Pd a Firenze Matteo Renzi, strafavorito della vigilia. Nella battaglia per Palazzo Vecchio Giovanni Galli, sostenuto dal Pdl, ha portato il giovane enfant prodige cattolico dei democratici al secondo turno.
A tarda serata i dati non sono ancora definitivi, ma per Renzi – sostenuto da una variopinta alleanza che comprende non solo l’Italia dei valori ma anche i Comunisti fiorentini, la Sinistra e due liste civiche che fanno riferimento proprio a lui – l’elezione al primo turno è sfumata visto che ha raggiunto il 47,8 per cento. «Sono deluso dal risultato, inferiore alle nostre aspettative. Ora ci aspetta un ballottaggio vero», ha reagito a caldo il candidato. Considerando che Pd e Idv da soli alle Europee superano di gran lunga il 50 per cento, è evidente che la candidatura del giovane Renzi – ribattezzato in fretta «l’Obama del Pd» e indicato da molti come futuro leader nazionale dei democratici – non ha convinto la città.

«Renzi è scontento del risultato e dice che andremo al ballottaggio? È la prima volta che mi trovo d’accordo con lui», scherza Galli, consapevole di aver raggiunto un risultato storico in città. Anche cinque anni fa il sindaco uscente Leonardo Domenici (eletto a Strasburgo con oltre 100mila preferenze, delle quali solo 7mila dai fiorentini) fu costretto al ballottaggio, ma questa volta il centrodestra supera il 32 per cento e la lista Galli ha quasi doppiato i consensi della lista Renzi. «Renzi - aggiunge Galli - ha potuto contare su una campagna elettorale lunga un anno: nonostante ciò non è riuscito a spuntarla, come sosteneva. E soprattutto i fiorentini hanno deciso di interrompere la continuità con Domenici».

Un risultato positivo anche per il coordinatore cittadino del Pdl, Alessio Bonciani, che ha sottolineato come «Galli sia la garanzia del cambiamento e come la sconfitta sia non solo di Renzi, ma anche di tutta la coalizione». Per il candidato del Pd c’è poi la consapevolezza di aver fatto il pieno di voti già a questo turno, visto che ha già escluso ogni forma di alleanza, mentre Galli - pur non sbilanciandosi - si è detto pronto a dialogare con gli altri. In effetti, il bacino a sinistra anti-renziano ha avuto un notevole successo: l’ex ministro socialista Valdo Spini insieme a Rifondazione comunista ha superato l’8%, mentre la pasionaria Ornella De Zordo ha raggiunto il 4%. Non sfondano, invece, il centrista Mario Razzanelli (l’alfiere «no tram» che ha già annunciato l’appoggio a Galli al secondo turno) al 3,3% e l’Udc di Marco Carraresi che si aggrappa al 2,1 per cento.

Il rifiuto di Firenze per il Pd non è un caso isolato a Firenze. Prato, ad esempio, per la prima volta ha mandato al ballottaggio il candidato democratico Massimo Carlesi. L’imprenditore Roberto Cenni, sostenuto dal Pdl, si è detto soddisfatto e pronto alla vittoria fra 15 giorni. Proprio Prato e Firenze sono state due delle poche tappe del premier Silvio Berlusconi in questa campagna elettorale.

«Una presenza che ha pesato e che darà slancio anche al ballottaggio, perché con questo voto i pratesi hanno davvero dimostrato di aver voglia di cambiare», ha sottolineato il coordinatore locale del Pdl, Riccardo Mazzoni. Nel resto della Regione, ballottaggi anche alla Provincia di Arezzo con Lucia Tanti e a Grosseto dove l’ex sindaco e consigliere regionale Pdl Alessandro Antichi ha ottime possibilità di vincere fra 15 giorni.

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