Fisichella stregato: "Qui mi sento a casa"

"Avverto pressione, ma a Monza avrò doppia potenza: quella dei miei tifosi e quella del kers A Massa ho detto: la tua auto ti aspetta". E ieri il brasiliano è stato operato: intervento riuscito

Fisichella stregato:  
"Qui mi sento a casa"

Giancarlo Fisichella è un uomo famoso che non sa di esserlo. Questa è la sua forza e per questo fa breccia nel cuore dei tifosi. A Valencia, quando vinse Barrichello, andò a complimentarsi con Rubens come avrebbe fatto un qualsiasi tifoso con il proprio mito. Solo che il brasiliano non era e non è un mito. È solo una gran brava persona. Come Fisico. Che confida. «Rubens è l’unico pilota che ha chiamato per festeggiarmi dopo che avevo firmato per la Ferrari». Giusto per rendere: non l’hanno chiamato Jarno Trulli, Kimi Raikkonen e neppure Schumi l’ha fatto. «Sì, non li ho sentiti, però Kimi è un grande, un campione del mondo, sarà bello correre con lui, e Michael lo vedrò domani (oggi, ndr) a Vallelunga. So che ha dato parere favorevole al mio nome, e questo mi fa grande piacere».

Fisico si è invece sentito l’altro giorno con Felipe Massa, gran bravo ragazzo anche lui, come se fra la gente modesta e con i piedi ben ancorati a terra esistesse un ponte. «Mi ha detto che è contentissimo e che sono la scelta giusta. Gli ho spiegato che ovviamente mi dispiace di aver avuto questa possibilità per via del suo incidente in Ungheria e che gli auguro di riprendersi in fretta... Gli ho detto che quando vuole tornare, la macchina è qui ed è sua, se la può riprendere. Gli ho detto che spero di essere alla sua altezza e di ottenere i risultati che avrebbe fatto lui». E Felipe ha gradito, Felipe che proprio ieri è stato operato per inserire la placca sulla scatola cranica, quattro ore e mezza sotto i ferri ed esito positivo. Presto tornerà a casa e poi inizierà il recupero atletico.

Giancarlo umiltà e semplicità. Ieri alla presentazione di Fiorano, nel cuore pulsante del mondo Ferrari, l’unica differenza riscontrata nel suo sguardo rispetto al Gp del Belgio era l’appagata fierezza di un uomo che ha finalmente coronato anche un sogno altrui. «Quando mi hanno detto che la Ferrari mi voleva non ci potevo credere, non ho dormito la notte e non ne ho fatto parola con nessuno. Poi, una volta avuta la certezza, la prima persona cui l’ho detto è stata papà, il mio primo tifoso, quello che ogni tanto mi diceva: “Ma com’è che la Ferrari non ti chiama?”».

È un uomo famoso, Giancarlo, che non sa di esserlo e che solo raccontando spicchi della propria carriera realizza, forse, quanto ottenuto in tanti anni. Ripete: «È proprio vero, ormai ero rassegnato, e invece non bisogna mai dire mai». Perché Fisico è l’unico pilota di vero talento che in quattordici anni di vita a trecento all’ora non ha mai avuto la sacrosanta occasione di correre almeno qualche gara con la miglior squadra e la miglior macchina. Non successe neppure con la Renault di patron Briatore e Alonso per compagno. Vinse la prima gara, giusto per far capire di che pasta era fatto, ma il team francese non era in grado di fornire per l’intera stagione due auto vincenti a entrambi i piloti. E prodigio Alonso ebbe la meglio. In fondo, la storia un poco si ripete: la Ferrari è la miglior squadra ma quest’anno non ha la miglior macchina e ci sarà da faticare, a partire da Monza, pista poco gradita dalla monoposto maranelliana. Però molto gradita a Fisico: «Sento molta pressione ma è solo positiva e poi so che nel Gp d’Italia potrò contare su una doppia potenza: quella del kers e dei suoi 70-80 cavalli in più che non avevo a Spa; e quella che mi regalerà l’entusiasmo dei tifosi Ferrari. E ora devo solo pensare a ripagare la fiducia del presidente Montezemolo e di tutti portando risultati all’altezza di un pilota della mia esperienza: cioè i punti per far sì che la Ferrari resti terza nel mondiale piloti. Podi? Vittorie? Se vengono è tutto di guadagnato. Ma prima, piedi per terra... Programmi? I miei risultati diranno se resterò terzo pilota o se passerò ad altri team».

Dopo il vento freddo di Forrest Gump Raikkonen, dopo la gelata seguita all’incidente del simpatico Massa, dopo il preoccupato nervosismo del povero Badoer, ecco dunque la calda folata portata dal romano della Tiburtina. «Ho avvertito grande calore da parte di meccanici e ingegneri, erano tutti contenti, mi sono messo subito a disposizione della squadra... La verità è che qui mi sento a casa, come se avessi corso già con loro». C’è da giurarci: è stata una sensazione comune anche ai ragazzi di rosso vestiti, a meccanici, tecnici, gente varia, gente che ieri sera, tornata a casa, avrà pensato: ma era proprio il caso di far aspettare ’sto bravo ragazzo per quattordici anni?